Avevo deciso di non toccare più (almeno per un po') l'argomento blog. Ma il signor Lamanna in un suo post provoca e mi segnala alcune riflessioni sul problema dell'ascolto (dell'attenzione) dei blog.
E poi, in risposta ad un mio commento, chiede:
E' vero che la blogosfera italiana è più umana (di quella americana, N.d.r.). Ma il problema rimane: sta diventando difficile essere letti anche se si hanno cose interessanti da dire?
Dico la mia opinione, che poi sono due, anzi tre.
Se guardiamo bene, il problema dell'attenzione ("essere letti") è una costante delle attività mediatiche. In situazioni competitive (quelle in cui interviene il mercato) ci sono molti strumenti che servono a spostare flussi da un canale all'altro o da un giornale all'altro. Mai, però, questi strumenti sono strettamente legati alla qualità dei contenuti. Si tratta piuttosto di operazioni di marketing più o meno sofisticate (i libri con i quotidiani, i cd con i settimali, invenzioni geniali come l'effetto paura per la sospensione di Sanremo per ragioni belliche, eccetera). Oppure si tratta di posizioni dominanti. La percentuale di attenzione che viene incrementata da una fonte che dice "cose interessanti", in questo caso, è sempre una piccola frazione, originata dal famoso "tam tam" dei lettori/telespettatori.
Se partiamo invece dal presupposto contrario, ovvero da un criterio di merito che valorizzi i contenuti, scopriamo che il problema di fatto è irrisolvibile. Infatti è impossibile postulare una "prospettiva totale" che ci faccia trovare (se non per caso) il libro più interessante, ascoltare il tiggì fatto meglio, leggere il quotidiano più stimolante. Non possiamo leggere (nè conoscere almeno in parte) tutti i libri che vengono pubblicati. Non possiamo guardare ogni giorno tutti i telegiornali, nè comprare tutta la stampa periodica.
Il caso dei libri è il più esplicativo: ci sono piccoli editori che pubblicano libri di una qualità estrema, ma questi libri non arrivano nemmeno sugli scaffali delle librerie e non vengono recensiti dai media popolari. Le probabilità di un lettore di incontrare quei libri sono prossime allo zero. In questo caso abbiamo contenuti interessanti, ma non c'è pubblico. E questo paradosso apparente si spiega ancora meglio quando non si citano i rapporti di forze interne al settore. E' emblematico, per esempio, che uno dei romanzi più importanti del ventesimo secolo (La scoperta del cielo di Harry Mulisch) sia stato pubblicato in Italia (da Rizzoli) solo dopo dieci anni (e un film) dalla sua uscita. In questo caso il fatto che fosse scritto da un olandese ha limitato l'attenzione sul libro.
Vediamo un esempio pratico di ciò che succede in un ambiente competitivo. Un piccolo editore, pubblica un libro interessante, lo distribuisce in tutta Italia e ne invia centinaia di copie a tutte le redazioni potenzialmente interessate a recensirlo. Si scontrerà con la gestione degli spazi mediatici (che privilegeranno i titoli degli editori famosi), con la scarsità di tempo dei recensori (che, normalmente non leggono i libri, ma le note descrittive inviate dagli uffici stampa) e con la loro logica di accreditamento (per cui un titolo Mondadori è "a priori" sicuramente più interessante di quello di un piccolo editore). Infine, i recensori, valuteranno le pressioni dall'alto (una recensione è moneta sonante proprio perchè muove attenzione). Alla fine, se il libro è bello (e fortunato), verrà recensito in qualche pagina culturale. Alcuni lettori andranno in libreria e chiederanno il libro. Non lo troveranno, naturalmente, perchè chi distribuisce i piccoli editori combatte con i librai che devono fare, per usare un eufemismo, economia di scala. Non entro nello specifico, che pure conosco bene per lavoro, ma alla fine il risultato è che il libro non si trova. E che quindi il contenuto interessante non ha avuto attenzione.
In contesti non competitivi, invece, le regole sono diverse perchè non sono dettate dal mercato. La blogosfera ne è un esempio pregnante, poichè si caratterizza come un sistema in cui lo "spostamento di attenzione" è funzionale, non lesivo di interesse. Se il signor Lamanna trova un post interessante in un altro blog, lo cita (spostando l'attenzione dal suo blog all'altro) e compie un atto in cui tutti ci guadagnano. L'autore del post, perchè ottiene nuova attenzione, il signor Lamanna perchè ha fornito un input al suo lettore e il lettore che vede incrementate le probabilità di incontrare contenuti interessanti. E questo avviene anche nei modelli in cui l'accreditamento crea l'effetto star system. Anche chi ha una posizione dominante (per diverse ragioni) come il signor Sofri o
il Signor Neri partecipa attivamente a questo spostamento di attenzione, poichè una posizione "difensiva" (oltre ad essere miope) sarebbe inutile. Ed è superfluo annotare che in un modello simile il contenuto interessante ha buone probabilità di ricevere attenzione, anche quando proviene dall'estrema periferia della blogosfera.
Questo sistema è minacciato solo da un paio di atteggiamenti che, se prevalessero divenendo uso comune, potrebbero portarlo al crollo. Innazitutto la scelta di posizioni di isolamento ("io non parlo di altri blog nè cito quello che dicono"), ma anche comportamenti competitivi (che mirano a rallentare gli smistamenti di attenzione). Il caso della BlogBar (leggete anche i commenti al post) è un esempio stupefacente. La resistenza, non ad "usare lo strumento" ma addirittura al "fatto che esista" è stata ridicola. L'esistenza di strumenti in grado di "smistare attenzione" nella blogosfera è vitale. E rimane vitale anche se -ad esempio- il mio blog non è incluso in quello strumento. Perchè se la BlogBar porta attenzione al blog del mio vicino e il mio vicino è attento a ciò che scrivo (mi cita ogni tanto o mi linka semplicemente), le possibilità che i miei contenuti abbiano maggiore attenzione risultano comunque incrementate grazie alla BlogBar.
E' chiaro che questo ragionamento si basa su un modello in cui i blog producono contenuti originali. Se si accentua la tendenza (di cui pure aveva parlato il signor Lamanna) a fare dei linklog, evidentemente il meccanismo di risonanza si inceppa (perchè, al massimo, viene citata la fonte originaria). Però, se ci pensiamo bene, in quel caso è superfluo che ci sia attenzione, perchè non c'è il contenuto.
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