Questo è il primo di una serie di quattro post riepilogativi. Gli altri tre post arriveranno nei
prossimi giorni, ma l'indice sarà più o meno quello riportato qui in basso (spero).
Questa serie di post non è una guida, non è una ricetta e naturalmente non
è un manuale. E' un modo come un altro per recuperare le riflessioni
fatte da un po' di persone nella blogosfera e forse anche una risposta ad alcune delle domande che mi
sono arrivate da qualche blogger. Comunque, detto tra noi, questi appunti servono probabilmente più a me per
riordinarmi le idee che ad altri per confondersele.
In ogni caso, questo primo post è introduttivo e tocca solo
genericamente molti aspetti, che poi saranno caratterizzati seguendo i tre filoni principali. Infatti, ciò che
per un cacciatore è ortica, per uno sciamano è ingrediente.
INDICE
Parte prima. Costruirsi un'identità e inserirla nel sistema.
1. Seguire la vocazione
2. Generare connessioni
3. Non colpire agli occhi
4. Non usare il martello per svitare i bulloni
5. Gli strumenti collaborativi
Parte seconda. Una vita da cacciatore.
1. Senza acqua non si vive
2. Analizzare l'acqua
3. Prove di sopravvivenza
4. Adattarsi ad una vita spartana
Parte terza. La pazienza del tessitore.
1. Cercarsi i tessuti
2. Mostrare i tessuti, spiegare i tessuti
Parte quarta. L'intuito dello sciamano.
1. Capire la pozione.
2. Mescolare bene gli ingredienti.
Parte prima. Costruirsi un'identità e inserirla nel sistema
Seguire la vocazione. Non tutti i blog
sono uguali. Il signor Giorgio Nova, nel suo
blog, ha dato uno splendido
contributo alla riflessione collettiva elaborando una
classificazione in funzione del ruolo. Il signor Roncaglia, a sua volta,
ha
elaborato ed integrato questa classificazione, aggiungendo una
categoria (il coltivatore) ancora non presente nell'internet italiano,
ma sicuramente interessante.
Come tutte le classificazioni, naturalmente contiene qualche elemento di semplificazione logica
e, di fatto, nulla vieta ad un cacciatore qualche incursione nell'ambiente sciamanico.
Ma bisogna riconoscere che un blog, quando ha un progetto definito alle spalle, risulta più efficace perchè
ha alla base un patto chiaro con il lettore, che "riconosce" una logica e si
regola di conseguenza. Il riconoscimento che il lettore opera è spesso inconscio, ma avviene
sempre e comunque: sia attraverso la disposizione dei contenuti nello spazio, sia attraverso
la loro organizzazione interna. (Saperne di più su questi processi semiotici)
Non bisogna dimenticare mai che in ogni processo di comunicazione scritta il lettore è il
padrone, perchè è la sua partecipazione immaginativa (e critica) che completa il nostro messaggio.
Se oscilliamo, ad esempio, tra il cacciatore e lo sciamano
probabilmente causeremo qualche disturbo di percezione ai nostri lettori. Non solo perchè
a volte sciamani e cacciatori hanno lettori differenti, ma anche perchè l'approccio alla
lettura è diverso nel tempo: ci sono momenti in cui cerchiamo un cacciatore (ci servono
input informativi rapidi) e momenti in cui ad esempio cerchiamo uno sciamano o un tessitore
(perchè siamo più predisposti alla riflessione o ad accogliere stimoli diversi).
Io sono dell'opinione che decidere un "taglio" da dare al blog può essere una scelta decisiva,
poichè essere riconoscibili è il primo imperativo per essere cercati e letti, ma anche per essere
integrati nel "sistema Blog", che è un sistema di costruzione "cooperativa" di significati
(nessun
lettore legge mai solo un blog).
Generare connessioni. Proprio perchè nei blog si naviga, dobbiamo
partire dal presupposto che il lettore viene per abbandonarci. Si fermerà giusto il tempo necessario
per raccogliere i nostri input e poi proseguirà altrove nella lettura. Per questa ragione, considerando la necessità di integrazione di un blog in un sistema-percorso, i link hanno una importanza
strutturale. La loro cattiva gestione è la causa principale dello smarrimento che ci sembra di notare a volte nella blogosfera. Senza link, un blog si colloca alla periferia del sistema ed è destinato a rimanerci. Con i link senza struttura logica (o con troppi link) il blog è integrato nel sistema, ma contribuisce a generare disordine favorendo una navigazione inconsapevole.
I collegamenti verso l'esterno che noi predisponiamo hanno una responsabilità doppia, perchè da un lato accreditano il blog
linkato (tramite la nostra selezione e la stima che il lettore ci tributa) e dall'altro forniscono al lettore alcune ipotesi di prosecuzione del percorso, che vanno rese chiare. I criteri di ordinamento dei link possono essere
diversi, ma l'importante è che siano trasparenti (e motivati). Considerando il fatto che pochissimi blog
hanno il coraggio di essere dedicati ad un tema particolare, la suddivisione per argomenti
(modello Bloggando) non funziona. Si può dunque provare a guidare il lettore verso blog simili al nostro
per metodo e interessi, si possono fornire brevi descrizioni che accompagnino i link
(come fa il signor Torriero),
o semplicemente strutturare l'elenco in categorie immediatamente comprensibili e in grado di
guidare una scelta consapevole.
Un buon modello di errore può essere, ad esempio, una segnalazione tipo "questi
sono i blog che leggo". Io per primo la ritenevo valida, ma nella pratica non funziona. E' un criterio che
si basa sull'accreditamento: se Tizio, che io stimo, riconosce formalmente il blog di Caio, il blog di Caio sarà
interessante. Tuttavia questo meccanismo non ha logiche riconoscibili di funzionamento. Molto spesso
mi è capitato di passare da un blog all'altro seguendo questo criterio e nel 90% dei casi sono rimasto deluso, dato che
le ragioni per cui "Tizio legge un blog" e le ragioni per cui "io leggo un blog" non sono necessariamente soggette alla proprietà transitiva. Mettiamo che Tizio sia
un ottimo opinionista sulla società digitale. Tizio legge (e segnala) il blog di Caio e io seguo il link alla ricerca di altri spunti sulla comunicazione globale. Invece trovo dei contenuti poetici, che Tizio
adora perchè gli ricordano la sua adolescenza.
In questo caso, si vede bene, Tizio non ha generato una "connessione" ma un passo falso. Ha prodotto confusione, Qualcuno, addirittura, direbbe che si è generato un incontro con la fuffa, ma i criteri di merito non valgono. E' stata solo una errata manovra di navigazione, in cui non ho trovato quello che cercavo. E la colpa è di Tizio (che mi ha dato cattive indicazioni), non di Caio che sta per i fatti suoi e aspetta solo che arrivi lì chi effettivamente lo cerca. Sono i link a dare ordine al web.
Stessa cosa se si linkano i blog degli amici. E' una cosa carina, ma va specificata: il lettore ci andrà se ne avrà curiosità, ma è bene che sia una sua scelta cosciente.
Si noti che allo stato attuale, io sono il primo a sbagliare ma correggerò (prometto). Dividerò anche io in cacciatori, tessitori, sciamani. E magari coltivatori, se ne trovo.
Una volta stabilite le relazioni e messi i link, si può decidere se essere -o meno-
cordiali e rispettare la netiquette informando i blog linkati. Generalmente fa piacere
ricevere avvisi di questo genere, poichè è difficile monitorare l'evolversi delle
relazioni. Ma bisogna fare attenzione a non pretendere nulla, poichè la netiquette
non prevede affatto che un blog linkato ricambi il collegamento. Se mettete un link,
lo fate principalmente per favorire le scelte dei vostri lettori.
Non colpire agli occhi. I blog sono fatti per essere
letti e non per stupire con effetti speciali. Nella lettura a video l'importanza
dei contenuti viene percepita da destra verso sinistra e dall'alto verso il basso ed
è utile tenerne conto prima di disporre nello spazio i nostri "oggetti logici" (testi,
collegamenti, logo, bannerini, eccetera).
Inoltre, leggere a video è faticoso. Se avete deciso di essere cacciatori
potreste decidere, a vostre spese, di ignorare le norme base (perchè si tratta di testi
per definizione brevi), ma se fate i tessitori o gli sciamani è indispensabile
non colpire agli occhi il lettore. Non con un pugno, almeno. Le prescrizioni
del W3C e il buon senso dicono di utilizzare testo scuro su fondo chiaro, poche immagini e
possibilmente un carattere leggibile (un font lineare e di dimensioni non lillipuziane, magari).
(Saperne di più:
1,
2).
Non usare il martello per svitare i bulloni.
Il blog è uno strumento con caratteristiche precise. L'organizzazione cronologica
"a rovescio" (l'ultimo post pubblicato è il primo ad essere letto) ne definisce
moltissimo il suo utilizzo, mettendo dei paletti alla nostra libertà di manipolare
i contenuti. E' il contrario di un libro: qui si parte dalla fine, quindi salta la consequenzialità
e, con essa, una logica di lettura/scrittura abituale.
In un blog è necessario
che ogni "post" sia una "singola unità narrativa" autonoma e che quindi contenga, oltre
alla possibilità di riallacciarsi al discorso attraverso il permalink, anche un minimo
di riassunto delle puntate precedenti (non tutti hanno voglia di passare ore a saltare
la cavallina sul nostro blog per capire di che si parla). Bisogna anche tenere presente
che pochissimi servizi gratuiti permettono una indicizzazione per argomento. Quindi i rapporti
di senso tra le varie "unità" devono essere sempre risviluppati, in ogni intervento. In una singola affermazione:
bisogna scrivere per il blog, non adattare il blog alla scrittura o ad altri avventurosi propositi
(antologici, ad esempio).
I permalink (ovvero i link al singolo post), in questa organizzazione generale,
hanno un'importanza fondamentale perchè
sono la carta di identità di ogni annotazione sul nostro blog. Servono ad altri
blogger per riallacciarsi al nostro discorso e contribuire con le loro riflessioni.
Servono a noi, se vogliamo tornare sull'argomento. Danno all'annotazione un'esistenza
"definitiva" e postuma. Non metterli, è un atto di isolamento, è fare di una annotazione (magari geniale)
un "sans papier" difficile da localizzare nel tempo. Provate a linkare il
post più famoso degli ultimi mesi (il "commento paludato" del
signor Sofri): scoprirete che
per guidare il lettore alla sua ricerca dovrete usare almeno sei frasi o 300 caratteri. E una buona dose
di savoir faire.
Per la stessa ragione non è convincente sul piano tattico la scelta di alcuni blogger, che
inseriscono anche quattro o cinque annotazioni in un unico post (con un unico permalink). Queste
annotazioni non saranno mai rintracciabili individualmente. Esisteranno come gruppo, come
conviventi forzati associati dal caso.
Gli strumenti collaborativi. Si è discusso di "forumizzazione"
dei weblog e non si è vista una conclusione. Se accettate il fatto che i blog siano strumenti
cooperativi, quindi che più blogger partecipino alla costruzione dei significati (e della
riflessione collettiva), dovete dotare il vostro blog di strumenti collaborativi. La
possibilità di commentare, inannzitutto. Spesso sul mio blog i commenti sono più
intelligenti dei post (questa l'ho rubata al signor Mantellini, ma
è vera anche per me) e ancora più spesso dai commenti nascono altre riflessioni per altri post.
In un certo senso i cacciatori possono farne a meno (statisticamente i commenti ai post dei cacciatori sono rari),
ma disabilitare la possibilità di interazione è
una scelta paradossale per uno sciamano o un tessitore.
E' poi necessario monitorare l'evolversi delle relazioni (e delle discussioni). Se
qualcuno commenta una nostra annotazione e la sviluppa con dei nuovi input, potremmo
non saperlo mai. Quindi il consiglio è di utilizzare i servizi di statistiche
(anche gratuiti) che conservano
memoria dei siti che ci linkano. In generale questi servizi aiutano molto, perchè
rintracciano tutti i link che conducono a noi, se sono utilizzati
almeno una volta. Poi, se siamo utenti avanzati (in termini di capacità
informatica individuale) possiamo anche adottare soluzioni tipo Trackback.
Finchè non avremo il web semantico (e forse lo vedranno i nostri figli, se non i nipoti)
ci toccherà aggrapparci ad ogni nuovo ritrovato per non perdere le tracce degli
sviluppi apportati alle nostre riflessioni.
(continua)
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