Da queste parti difficilmente si parla al futuro, specialmente quando l'argomento è la Rete. Però oggi è un giorno importante per la storia di Internet e probabilmente per la cultura di questo inizio di millennio. Google Print, in beta permanente come probabilmente tutto l'internet che avremo nei prossimi anni, è molto più di quanto i cronisti ci raccontano.
Fino ad oggi, il sapere, la conoscenza, la ricerca erano strutturate principalmente su dei materiali la cui disponibilità era limitata. I libri, per quanto diffusi e distribuiti, acquistabili via Internet o nelle librerie, non sono mai stati, prima di oggi, immediatamente a portata di mano. E mai erano stati sottoposti ad un accesso diretto alle informazioni: per capire se un testo trattava argomenti interessanti, al massimo, si poteva sperare negli indici analitici. O leggerlo tutto.
L'accesso alla conoscenza cambia radicalmente, coinvolgendo anche i libri nella logica di ricerca e assemblaggio personalizzato che la Rete ci stava abituando ad usare su una parte delle informazioni mondiali. Oggi si inaugura probabilmente un nuovo rapporto con il sapere, molto più immediato e ricercabile. E probabilmente un nuovo modo di concepire la conoscenza. L'erudito alla Pico della Mirandola, che aveva letto molto e ricordava le sue letture, verrà probabilmente battuto sulla qualità (e sulla velocità) da coloro che invece di ricordare le informazioni sapranno gestire gli strumenti e creare analogie, che poi sono il modo in cui noi umani "conosciamo". Un ricercatore che si stia occupando di un dato tema, solo per fare un esempio, potrà accedere in un solo istante a contributi di discipline differenti, che trattano la sua materia da punti di vista differenti e che, nel mondo prima di Google Print, probabilmente non avrebbe mai incontrato. Un lettore che voglia approfondire un argomento avrà sotto mano un metodo efficace per scegliere tra titoli diversi e per verificare, prima dell'acquisto, la compatibilità con i suoi interessi. Ma sono solo possibili applicazioni: pensiamo al sistema di riferimenti accademici, ai nuovi percorsi di lettura che potremmo scoprire, ai mille modi che ciascuno di noi potrà inventarsi per navigare nella nuova connessione tra la rete e la carta stampata.
Sono entusiasta, ve ne sarete accorti. So che il progetto è osteggiato da molti e che buona parte dell'editoria tradizionale non ha ancora compreso i meccanismi che sono oggi dietro la distribuzione dei contenuti. Io ho qualche ragione di ottimismo: la prima è che milioni di persone che usano una cosa finiscono in genere per farla affermare. La seconda è che la legge del some rights reserved (e non quella della chiusura sul copyright) è l'unica che consente la redistribuzione dei contenuti in Rete. E poiché la ripubblicazione (di contenuti e di link) è ciò che determina l'esito di una pubblicazione sulla più grande infrastruttura di comunicazione del mondo, prima o poi tutti faranno 2+2. E chi rinuncerà, suo malgrado, finirà in quella zona della matematica in cui due più due non fa quattro. Che pure esiste ed è di lecita frequentazione. Ma conviene?
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