Commentando questo, il signor Sofri scrive:
Una cosa breve, e mi pare ovvia, ma anche trascurata qui. Che spiego con il mio esempio. Io guardo il numero di visitatori che riceve Wittgenstein, e lo ritengo molto importante. Per due motivi: primo, che questo numero, se è alto, accresce le ulteriori potenzialità di diffusione del weblog. In molti modi, che è inutile spiegare. Secondo: che è una pagella. Che mi dice se sto scrivendo cose buone o che interessano. Non è vero che la cifra non dice niente sull'attenzione. Naturalmente quando la cifra devia da una norma, non ha significato. Ma se rimane costante, o cresce costantemente, lo ha. Non è possibile, come tu dici, che mille persone, o cento, o dieci, arrivino su un weblog, non trovino niente di interessante, e il giorno dopo ritornino. E così per giorni e giorni. Non stiamo sempre a fare i superiori con le quantificazioni: a me non interessa averlo più lungo di altri blog che ritengo ottimi (ma se vado peggio di altri blog che ritengo scarsi, con il privilegio di pubblicità che ho, mi preoccupo di stare facendo la cosa giusta). Mi interessa capire se le cose che faccio hanno senso non solo per me.
Tutto giusto. Anche io ho pagato l'abbonamento a Shinystat
e analizzo i dati (soprattutto la provenienza -quindi le relazioni- e i tempi di permanenza), ma sono sempre convinto
che (presi in sè) i dati quantitativi sugli accessi non siano particolarmente significativi, se non
vengono integrati in una comprensione globale.
Analizziamo il caso Wittgenstein. Se prestiamo fede alle teorie sull'attenzione, Wittgenstein (il blog)
è un tipico esempio di quello che Goldhaber chiama "star system".
Ovvero, è un punto di riferimento in un determinato ambiente di blogger (blogster?). Così come il blog
della signora Mazzuccato è a suo modo il punto di riferimento
in un altro ambiente di bloggers. Non sono concetti assoluti: potenzialmente il signor Sofri potrebbe essere
essere contemporanemente "star" nel suo ambiente e "fan" (sono espressioni di Goldhaber) nell'ambiente della
Mazzuccato. Così come ognuno di noi potrebbe essere "star" in un ambiente e "fan" in molti altri.
La posizione nello Star System di Wittgenstein.it è confermata da molti aspetti: i link, le citazioni sui giornali (il signor Sofri,
stando alle ultime performances, potrebbe rischiare di essere l'unico conduttore di un programma TV più noto
grazie ad internet che alla televisione) e la percezione. Un esempio di "percezione" l'ho vissuto in prima persona:
quando ho iniziato il blog, ancora su Splinder, ho messo i miei link e,
per netiquette, ho informato le persone che avevo linkato (fa sempre piacere sapere chi ci linka). Una di queste
persone mi ha risposto: "Ho visto che ti ha citato anche Sofri, ti seguirò". Il che è paragonabile al consueto: "è vero,
l'ha detto la TV".
Questa cosa si chiama, tecnicamente, "accreditamento". Ora, wittgenstein.it è talmente accreditato
che non è affatto avventuroso supporre un comportamento di questo tipo: Tizio quotidianamente segue
il blog del signor Sofri ("segue", quindi accede e torna) perchè, in qualche modo, il suo lavoro di "filtro" (wittgenstein.it
è un blog che gli americani chiamerebbero "filter") aggiunge peso alle cose. Tizio non clicca mai su nessun link
proposto dal signor Sofri (magari "anche" perchè non sa l'inglese), ma ogni giorno torna a visitarlo.
Non ha nessuna importanza il lavoro che il signor Sofri fa nei giorni un cui Tizio visita il suo blog, perchè Tizio va li' solo per misurare
il polso alla rete dei blogs (o alla rete delle informazioni). Ci va per vedere se "anche Sofri lo dice".
Ma se non è importante (per Tizio) la qualità del lavoro presente, è importantissimo il lavoro fatto dal Signor Sofri
negli anni scorsi e che ha creato, meritatamente a mio avviso, l'accreditamento. Però rimane la domanda: che informazione
aggiunge sulla qualità del lavoro del signor Sofri di oggi l'accesso (e i ritorni) del signor Tizio?
Un esempio-metafora (quindi non da prendere alla lettera)
potrebbe essere individuato in alcune testate per addetti ai lavori, in cui gli addetti
ai lavori riconoscono l'autorevolezza alla testata, ma non necessariamente le riconoscono un pregio
qualitativo nel presente. Sanno che fa opinione e questo basta, anche se l'opinione della testata differisce
dalla loro. Perchè leggendola "sentono gli umori dell'ambiente".
Quanto alle deviazioni dalla norma, ovvero i cali o gli incrementi di accessi in una serie, sono sempre interessanti. Ma
neanche questi dati dicono molto sull'attenzione. Parlano di relazioni. Se ad esempio io (come pure potrei fare) mettessi
nella home page di Bookcafé una categoria nuova, con l'estrazione
automatica dei link ai titoli dei miei post sul blog, moltiplicherei per n volte gli accessi. Ma non l'attenzione, perchè
chi arriva su Bookcafé non se ne frega niente dei discorsi sui blog.
Oppure, se improvvisamente molti blog decidessero di fornire ai loro visitatori un percorso di navigazione cosciente
nella blogosfera (e quindi se a wittgenstein.it venissero "tolti" tutti i link dai blog che non ne hanno affinità) si verifericherebbe
un calo di accessi. Senza che il lavoro del signor Sofri accusi cedimenti qualitativi.
Infine, una nota sull'attendibilità degli "utenti che ritornano". I sistemi di rilevamento mi riconoscono quando
visito wittgenstein.it dall'ufficio (ip statico) e mi credono un altro utente quando arrivo sul blog da casa. Poichè anche a casa
ho un ip statico, quando arrivo a casa-Sofri la seconda volta sarò un secondo utente che ritorna (mentre sono un individuo solo, almeno credo).
E ancora,
se ci vado da casa dei miei genitori sarò un terzo utente nuovo. Però, poichè il pc di mio padre accede da
un ip dinamico, se il signor Caio accede alla rete con lo stesso provider di mio padre
e gli viene assegnato (al suo primo accesso a casa-Sofri) lo stesso ip che aveva mio padre nella sua visita, sarò
considerato "uno di ritorno" e non "uno nuovo".
Che informazioni abbiamo, su chi va e chi viene? E che notizie ci derivano
sulla qualità di ciò che facciamo dall'analisi degli accessi?











