Tra i commenti al tentativo di tracciare i percorsi (fatto un po' per gioco, un po' sul serio in un post precedente) ho creduto di notare una certa tendenza di alcuni blogger a ragionare in termini di accessi e di competizione. Il che è sicuramente intuitivo, ma fondamentalmente non corretto. Provo a spiegarmi.
Se un blog fosse un sito di e-commerce, il calcolo degli accessi sarebbe in parte spiegabile. Neanche in quel caso tuttavia, come sanno gli esperti di marketing, si osserva il dato numerico (quante persone visitano il sito) ma quello qualitativo (quanti, tra gli utenti del sito, sono motivati all'acquisto). Se si vendesse pubblicità, forse il dato quantitativo avrebbe un po' più senso. A patto di essere sicuri che gli utenti coincidano con il target.
Ma non è il caso del Blog. Il blog, come tutti i contenitori culturali, si ripaga con una moneta diversa: l'attenzione.
E potenzialmente un solo lettore al giorno può valere (in termini di "attenzione") più di mille accessi, se quel solo lettore è in grado di amplificare il contenuto di comunicazione. Basta che quel lettore scriva su un importante quotidiano, ad esempio, o che sia il Presidente della Repubblica. E basta che citi il blog, o ne ripeta le idee. Al contrario, mille persone potrebbero visitare il nostro blog ogni giorno ed uscire senza aver trattenuto nemmeno una parola di quanto abbiamo scritto.
E' un ragionamento per assurdo, sia chiaro. Anche ridotto a termini più realistici, io lo trovo comunque perdente: è un approccio competitivo in un ambiente cooperativo.
Come dicevo tempo fa, stare soli è un suicidio perchè contano i percorsi, non i singoli passi. Nessuno legge un solo blog e i visitatori alla fine del loro processo di navigazione hanno vissuto una esperienza di lettura cumulativa e combinatoria. Spesso gli utenti non saranno in grado nemmeno di ricordare su quale blog hanno letto quella riflessione che è stata loro comunicata e che li ha affascinati. Eppure, nonostante tutto, il Blog come rete avrà raggiunto l'obiettivo di comunicazione. Con buona pace dei singoli.
"Un testo è fatto di scritture molteplici, provenienti da culture diverse e che intrattengono reciprocamente rapporti di dialogo, parodia o contestazione; esiste però un luogo in cui tale molteplicità si riunisce, e tale luogo non è l'autore, come sinora è stato affermato, bensì il lettore: il lettore è lo spazio in cui si inscrivono, senza che nessuna vada perduta, tutte le citazioni di cui è fatta la scrittura; l'unità di un testo non sta nella sua origine ma nella sua destinazione... prezzo della nascita del lettore non può essere che la morte dell'Autore."
Roland Barthes parla della "morte dell'autore" nel singolo testo. Immaginatene la portata riguardo all'ipertesto o, meglio ancora, alla rete di blog che un lettore visita ogni giorno.
Cercare un riscontro quantitativo (e competitivo) alla propria attività di blogging non serve. Serve invece, come sotiene anche il signor Roncaglia, cercare di 'fare rete' (e di crescere insieme). Perchè in questo processo i singoli sono poco, ma quel poco è importante se ognuno continua a farlo.
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