Weblog di Giuseppe Granieri
- Come si riconosce se [nome di collega a caso] ha usato il PC?
- Semplice! C'è del bianchetto sul monitor
[vecchia battuta che circolava negli anni novanta]
Per una serie di ragioni ho seguito la vicenda dell'omissis e del rapporto quasi interamente attraverso informazioni di seconda mano. Più che leggerne, me ne hanno raccontato. Ovviamente non mi sono stupito più di tanto, poichè da queste parti si è sempre sostenuto che se metti migliaia di persone a riflettere ed analizzare, sicuramente qualcosa di interessante viene fuori prima o poi. E per quanto mi riguarda cose interessanti, anche se meno macroscopiche, ne trovo spesso.

Mi ha invece divertito la storia della presunta corsa allo scoop dei blogger. La ragione mi suggerisce di dar credito a Massimo e di imputarla al tentativo di non riconoscere un'origine precisa alla notizia. Il giornalismo nostrano (ma succede anche oltreoceano) non ha ancora scoperto che citare la fonte aggiunge, non toglie, autorevolezza. E questo può impararlo dalle prassi di Rete.
Quanto allo scoop in sè, personalmente lo trovo più vicino alle logiche giornalistiche che all'attività del blogger. Un individuo che si informa e che aggiunge opinioni ed expertise e poi ripubblica, non ha il suo asset nello scoop, quanto nella personalità e nella credibilità a lungo termine. Per definizione, un blogger non dovrebbe preoccuparsi dello scoop, dato che statisticamente (considerando gli strumenti a sua disposizione) non riuscirà mai a farne due nella stessa vita. Lo stesso Neri ci è arrivato un po' studiando Grand Hotel e un po' per la legge dei grandi numeri, tentando di sollevare il polverone un giorno sì e uno no, dalle liste massoniche alle polemiche con ogni individuo sotto gli ottant'anni (ma anche oltre se necessario).

A margine: nei miei momenti di massima lucidità sono un perfetto socratico e so di non sapere. In alcuni casi, però (quando si parla di verità politiche e in particolare quando si tratta di fatti che coinvolgono gli americani), so di non sapere anche quando sono poco lucido. A pelle, la storia dell'ingenuità sul rapporto mi suggeriva prudenza. Mio padre, che non legge Indymedia, mi ha messo la pulce nell'orecchio. E poi, sul Corriere, ho letto la versione di Indymedia:
Del caso si occupa anche Indymedia, portale dei no global e dichiaratamente anti-americano che, al pari di altri siti, ha messo in risalto la gaffe telematica dandone però una lettura controcorrente: «Il rapporto? L'hanno secretato in maniera puerile - si legge online - per farci credere di aver fatto una grande scoperta. Attenzione, attenzione ai cavalli di troia».
Io personalmente non sono antiamericano e non reputo Indymedia una fonte particolarmente interessante nè particolarmente affidabile. Tuttavia la politica statunitense ha già dimostrato di saper usare i weblog come "spin doctor" per operazioni di controllo dell'agenda-setting e di manipolazione (intesa nel senso tecnico). La diffusione in pdf di un rapporto di questo tipo e l'ingenuità della copertura del testo sono vagamente esagerate. L'effetto scoperta per caso è "molto credibile ed abbastanza efficace. E le notizie "omesse", come annota giustamente Carlo, sono persino tranquillizzanti.

Probabilmente non lo sapremo mai. Però ci sono gli ingredienti di rigore per un finale mediatico alla "tutti felici e contenti". Magari uno, quello che ha avuto l'idea, è più felice di tutti (e sta ancora ridendo).
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Posted by g.g. | # | Società digitale | 03/05/2005




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