- Come si riconosce se [nome di collega a caso] ha usato il PC?
- Semplice! C'è del bianchetto sul monitor
[vecchia battuta che circolava negli anni novanta]
Per una serie di ragioni ho seguito la vicenda dell'omissis e del rapporto quasi interamente attraverso informazioni di seconda mano. Più che leggerne, me ne hanno raccontato. Ovviamente non mi sono stupito più di tanto, poichè da queste parti si è sempre sostenuto che se metti migliaia di persone a riflettere ed analizzare, sicuramente qualcosa di interessante viene fuori prima o poi. E per quanto mi riguarda cose interessanti, anche se meno macroscopiche, ne trovo spesso. - Semplice! C'è del bianchetto sul monitor
[vecchia battuta che circolava negli anni novanta]
Mi ha invece divertito la storia della presunta corsa allo scoop dei blogger. La ragione mi suggerisce di dar credito a Massimo e di imputarla al tentativo di non riconoscere un'origine precisa alla notizia. Il giornalismo nostrano (ma succede anche oltreoceano) non ha ancora scoperto che citare la fonte aggiunge, non toglie, autorevolezza. E questo può impararlo dalle prassi di Rete.
Quanto allo scoop in sè, personalmente lo trovo più vicino alle logiche giornalistiche che all'attività del blogger. Un individuo che si informa e che aggiunge opinioni ed expertise e poi ripubblica, non ha il suo asset nello scoop, quanto nella personalità e nella credibilità a lungo termine. Per definizione, un blogger non dovrebbe preoccuparsi dello scoop, dato che statisticamente (considerando gli strumenti a sua disposizione) non riuscirà mai a farne due nella stessa vita. Lo stesso Neri ci è arrivato un po' studiando Grand Hotel e un po' per la legge dei grandi numeri, tentando di sollevare il polverone un giorno sì e uno no, dalle liste massoniche alle polemiche con ogni individuo sotto gli ottant'anni (ma anche oltre se necessario).
A margine: nei miei momenti di massima lucidità sono un perfetto socratico e so di non sapere. In alcuni casi, però (quando si parla di verità politiche e in particolare quando si tratta di fatti che coinvolgono gli americani), so di non sapere anche quando sono poco lucido. A pelle, la storia dell'ingenuità sul rapporto mi suggeriva prudenza. Mio padre, che non legge Indymedia, mi ha messo la pulce nell'orecchio. E poi, sul Corriere, ho letto la versione di Indymedia:
Del caso si occupa anche Indymedia, portale dei no global e dichiaratamente anti-americano che, al pari di altri siti, ha messo in risalto la gaffe telematica dandone però una lettura controcorrente: «Il rapporto? L'hanno secretato in maniera puerile - si legge online - per farci credere di aver fatto una grande scoperta. Attenzione, attenzione ai cavalli di troia».
Io personalmente non sono antiamericano e non reputo Indymedia una fonte particolarmente interessante nè particolarmente affidabile. Tuttavia la politica statunitense ha già dimostrato di saper usare i weblog come "spin doctor" per operazioni di controllo dell'agenda-setting e di manipolazione (intesa nel senso tecnico). La diffusione in pdf di un rapporto di questo tipo e l'ingenuità della copertura del testo sono vagamente esagerate. L'effetto scoperta per caso è "molto credibile ed abbastanza efficace. E le notizie "omesse", come annota giustamente Carlo, sono persino tranquillizzanti.
Probabilmente non lo sapremo mai. Però ci sono gli ingredienti di rigore per un finale mediatico alla "tutti felici e contenti". Magari uno, quello che ha avuto l'idea, è più felice di tutti (e sta ancora ridendo).











