Ancora i blog al centro del dibattito culturale. Nei giorni scorsi ci sono state
la
mitragliata alle nuvole di Nicoletti, la
risposta sorniona del Corsera,
un articolo su Il Giornale (che non riesco a trovare).
Oggi. La Stampa recupera la distanza dalla
realtà con due ottime scelte. Inannzitutto
una replica a se stesso di Nicoletti,
scritta oggi in un italiano riconoscibile dietro i fumi barocchi. Si tratta di un passaggio importante, poichè
(pur non condividendo su molti temi la sua posizione) almeno mette sul piatto degli argomenti e usa una lingua
in grado di comunicarli anche a chi non ha una conoscenza esoterica della materia. Il che, riconoscerete, per un quotidiano storico
è una grande (ri)conquista.
E, poi, last but not least, un bel montaggio di Anna Masera, a tratti anche
spiritoso, dei pareri pubblici e delle reazioni in Rete.
Si tratta, a mio parere, di una vicenda esemplare sotto molti aspetti. Intanto per le regole di dialogo
tra Rete e mediasfera che si fanno un po' più palesi. Ma anche perchè, ancora una volta, riporta il dibattito
su alcune superstizioni che, come i dieci piccoli indiani,
a poco a poco dovremmo augurarci che si riducano. Su questi temi, altrove, ho fatto un discorso
sistemico,
ma oggi parliamone come se fossimo al bar.
Superstizione numero uno: i blog sono [aggettivo a caso]. C'è poco che unisca i blogger,
se non il fatto che utilizzano tutti la Rete per esprimersi. Certo, se conosco il mio pubblico e le sue
idiosincrasie, prendo un post di La Pizia e lo presento come esempio di letteratura in Rete, sto
facendo una operazione subdola ma efficace. Riuscirò nel mio intento di far passare un messaggio
errato. Così come se prendessi il pezzo di Nicoletti e ne facessi un esempio di come i giornalisti
trattano la Rete.
Dunque l'affernazione i blog sono [aggettivo a caso] non è trattabile se non con un approccio
problematico, facendo analisi e ipotesi. Ma soprattutto registrando la diversità come un dato di fatto, una conditio sine qua non.
Se non ci crediamo, facciamo
un esercizio: sostituiamo blogger con automobilista e vediamo
se l'affermazione continua a suonare sensata.
Superstizione numero due: i blog si incazzano. Per uno strano paradosso si tende
a descrivere i blogger come una corporazione con un Presidente e magari un'associazione di categoria che
determina una linea ufficiale da seguire. C'è un piccolo errore di mira: il modello, al massimo, è quello
dell'Ordine dei giornalisti o di una multinazionale. Applicarlo in altri contesti è complicato: già con i partiti
politici resce difficile. Con i blog non c'entra nulla.
Di fatto non bisogna essere particolarmente illuminati per capire che quelli che chiamiamo "blogger"
(o alberi, o autromobilisti) sono un gruppo di persone (una decina di milioni, pare) che pensano ognuno con
la testa propria ed in maniera indipendente. Certo, la differenza con gli automobilisti è che se scrivi
che "sono comandati da un gruppo di fighetti" l'unica arma che hanno è venire a suonarti il clacson sotto casa.
I blogger invece scrivono in rete cosa ne pensano. Perchè stupirsene e farne una notizia?
Superstizione numero tre: non siete ironici e reagite male. Oi, caro, non siete chi?
Io ragiono per conto mio ed esprimo le mie idee. Il mio vicino, pure.
Se un giornalista scrive una cosa e poi gli pare impopolare, in un sistema in cui ognuno per i fatti suoi esprime un giudizio,
vuol dire che quella cosa non è piaciuta. Se piace, vuol dire che funziona. Ma più spesso, si noterà,
una cosa ad alcuni piace e ad altri no. Dov'è la notizia?
Superstizione numero quattro: Oddio quanta fuffa. Questa ha supporter autorevoli (incluso Umberto Eco).
Naturalmente ci sono molte spiegazioni, se uno le vuole vedere. Innanzitutto la logica: gli altri media hanno
spazi e tempi limitati, la Rete no. Quindi, gli altri media prima selezionano, poi pubblicano (e spesso
il risultato non è comunque esaltante). La Rete prima pubblica (tutto quello che ad ognuno pare) e poi
il pubblico seleziona ciò che gli interessa.
In questo quadro la fuffa è un concetto relativo. Ciò che per me è fuffa, non lo è per altri. Ciò
che emoziona una ragazzina di 14 anni, non emoziona Nicoletti. Ma sia la ragazzina sia Nicoletti trovano cose buone.
E anche se non le trovassero, non sarebbe possibile incolpare la Rete. La Rete è fatta dalle persone e
riproduce il mondo lì fuori. Che poi qualcuno possa pensare che una ragazzina di 14 anni non dovrebbe esprimersi,
liberissimo. Per quanto mi riguarda, io credo che il mondo sia meglio oggi rispetto
a 10 anni fa.
Superstizione numero cinque: l'information overload. E' vero che sul web abbiamo tanta
roba da leggere e spesso non troviamo ciò che ci interessa. Ma chiunque, oggi, sta sviluppando la Rete
aumentando le potenzialità di ricerca e non censurando i contenuti. Il sistema non
è perfetto, ma migliora quotidianamente. E poi, nel concetto di alfabetizzazione dell'uomo del terzo
millennio, c'è l'
information literacy.
Il che equivale a dire, come ripeto io, che la Rete è il passaggio dal dato al metodo, oppure, come
dice un mio amico, che se non trovi quello che cerchi è colpa tua e non del web.
Superstizione numero sei: la guerra di religione. Spesso i toni usati per parlare
di Internet sembrano quelli della guerra all'infedele o, come va di moda oggi in ambito politico,
quelli del dagli al comunista. Eppure Internet è un motore di sviluppo, sociale, cognitivo,
culturale, economico e tecnologico. Sarà che non ci sono caste e che qui una cosa bella può
farla chiunque a dar fastidio? Sarà che accanto al grande professore partecipa anche
l'operaio, il dentista e il parrucchiere?.
Qui i segnali non sono positivi. Sembrava che si andasse verso un dialogo e una pacificazione
tra i media (che, pensando al digital divide "culturale", avrebbero la responsabilità di educare la gente
con messaggi magari anche critici, ma corretti nell'impostazione) e la gente che usa la Rete.
Ma secondo me ci abitueremo.
Superstizione numero sette: la blogstar. La blogstar è una figura mitologica,
evocata dentro e fuori il web. Secondo alcuni ha i capelli lunghi e i piedi caprini. Secondo molti
solo un cugino alla Rai.
Ci sono spiegazioni valide per dimostrare che
alcuni hanno più notorietà di altri, ma va considerata una variabile di base. Se io
conduco una trasmmissione tutte le sere in prima serata su Rai Uno, guadagno
evidentemente una certa notorietà, in qualche modo resa assoluta dalle
caratteristiche del mezzo. Se in rete mi esprimo su cose che conosco,
posso guadganare notorietà su quei temi, perchè a qualcuno piace il
mio modo di parlarne. Ma su altri temi, gli interlocutori noti saranno altri. L'argomento
migliore sulla relatività della blogstar è questo: io mi interesso
molto ai blog anche fuori dai miei ambiti, un po' per il BA,
un po' per curiosità personale. Eppure, spesso
mi indicano come blogstar un blogger che non ho mai sentito prima.
Superstizione numero otto: giocare su due tavoli. Naturalmente,
poichè i blogger sono persone e poichè le persone hanno una vita professionale,
ci sono blogger che lavorano nei media o hanno contatti con i media. Questa cosa,
se ci pensiamo bene, è assolutamente normale. Anche in televisione
c'è chi scrive sui giornali o fa persino l'avvocato. Ancora una volta, dov'è
la notizia?
Guardiamola dal lato giusto: il fatto che Pino Scaccia abbia
anche un weblog, è meglio di un Pino Scaccia che ci racconta lo tsunami solo
in 3 minuti nel TG. Oppure, il fatto che Lessig sia un saggista e abbia un blog
è una conquista, perchè posso leggerlo tutti i giorni (e anche gratis).
Superstizione numero nove: la Rete non è il mondo reale. In effetti,
io sono un ologramma, Mantellini
è una lampada di Artemide e lo stesso Nicoletti, sul
suo blog,
un algoritmo sfuggito al controllo di un programmatore Microsoft.
Superstizione numero dieci: stai scrivendo solo fesserie.
Appunto. Questo dovrebbe dimostrarti che la Rete è dialogo e che,
per la prima volta nella storia delle comunicazioni umane, puoi
dissentire semplicemente con un click e puoi correggere i miei errori.
Non sarebbe un mondo migliore se potessi farlo anche con Berlusconi (o con Bush o
con Prodi)? :)
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