Ok, il mio personaggio principale, quando giocavo a World of Warcraft, era un prete, ma era un troll.L'elfo della notte è invece il character di Bonnie Nardi, antropologa dell'Università della California. E secondo Savage Minds il libro di Bonnie (intitolato My Life as a Night Elf Priest: An Anthropological Account of World of Warcraft) è qualcosa da non perdere.
Nella recensione, Alex Golub lo definisce come «la migliore etnografia di World Of Warcraft che si sia mai vista». E aggiunge che si tratta di un lavoro importante, destinato a cambiare il modello con cui lavora l'etnografia.
Il libro non è recente ma colpevolmente lo scopro ora, via Daniel Lende. E sono curioso di leggerlo.
Se vuoi, la review è qui: My Life as a Night Elf Priest. E il libro è disponibile anche free.
Sempre in tema, c'è un interessante post di Andy Wong che razionalizza una cosa che ho sempre pensato senza sapere di pensarla.
«La magia di questi giochi», dice Andy, «non è la meraviglia grafica, nè la profondità delle meccaniche di gioco. Piuttosto è la capacità del giocatore di percepire il mondo come tangibile».
Il post è interessante e merita la lettura per i diversi stimoli che offre: 5 Reasons Why RPG Worlds Are Dooming Themselves.




