Weblog di Giuseppe Granieri



Disclaimer: Siamo gli editori del libro. Ma in fondo la vita di un saggio (e in particolare di un saggio come questo) inizia proprio quando se ne comincia a discutere.

Ne palavamo, en passant, qualche giorno fa con Juan Carlos De Martin. E qualche tempo fa con Giovanni. In questo Paese il «tecnoentusiasmo» non ha mai avuto il suo ruolo, finendo spesso relegato in quel ghetto nerd che la parte di accezione negativa del termine regala al luogo comune.
Lo dico da persona che ha avuto a volte appiccicato addosso il bollino di tecnoentusiasta (quindi fai 2+2 e non darmi troppa attenzione): secondo me se ne dovrebbe discutere.
Si dovrebbe ridefinire e/o aggiornare il termine, magari cercando di entrare con maggior consapevolezza in quella zona grigia in cui il tecnoentusiasmo viene confuso con la capacità di proporre una visione che racconti la disruption in maniera problematica.
O anche solo per approfondire un po' la prospettiva, o per allargare con degli scenari la nostra comprensione del futuro e del presente, cosa che al momento fa bene solo la fantascienza migliore.
Ed è un tema su cui le posizioni nostalgiche aiutano da un altro versante, ma forse non bastano da sole. Sarebbe interessante provare a costruire un incontro nel mezzo.

Detto questo, su La Lettura (in edicola oggi con il Corriere) c'è un bel pezzo di Giuseppe Sarcina che recensisce "La Fine dell'Era del Buon Senso". E pone, in chiusura, delle buone questioni su cui ragionare e su cui cercare di costruire la nostra posizione personale.
«Sarà di per sè un valore possedere 12-13 apparecchi elettronici connessi, oppure diventerà decisivo considerare che tipo di contenuti stiamo condividendo?».
O, ancora, «ci possiamo chiedere se per caso i giovani della Primavera araba (un accenno volante nel testo di Maruzzi) non abbiano confidato soltanto sul Power of Connectivity senza integrarlo con il più elementare buon senso politico?».
E conclude: «Al dunque, nei prossimi anni potremo delegare molte funzioni importanti alla tecnologia. Ma sembra difficile poter rinunciare a intelligenza, cultura, esperienza e, sì, anche buon senso».
La Lettura, La nostra cambiale al potere della tecnologia (senza rinunciare al buon senso). Non online.
Posted by g.g. | # | Media | 01/07/2012


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