
Janet Paskin, sulla
Columbia Journalism Review si pone una domanda che sembra oziosa, ma non lo è.
«Perché», scrive, «se i media a stampa sono in declino sempre più avanzato, e se il futuro del giornalismo è online, i giornalisti amano vedere il proprio nome sulla carta?».
La percezione è ancora importante, nonostante la diffusione della stampa sia in calo costante e ormai sotto i limiti di guardia. Nella risposta che propone la Paskin, c'è un punto cruciale della trasformazione del giornalismo. Questa cosa durerà, sostiene, finché la carta pagherà di più. Ma non solo.
«Durerà», dice, «finché gli articoli saranno concepiti come blocchi di testo. Ma le cose cambieranno quando lo standard dell'informazione si aggiornerà e la notizia diventerà ancora più interattiva e sarà sempre più arricchita da infografiche, video, illustrazioni, e slide».
Il pezzo si intitola
The Velvet Rope
Why do journalists still care about seeing their name in print?.
Se hai tempo, sempre sulla
Columbia Journalism Review c'è un altro articolo che vale i 5 minuti di lettura:
How Sharing Disrupts Media.

Janet Paskin, sulla
Columbia Journalism Review si pone una domanda che sembra oziosa, ma non lo è.
«Perché», scrive, «se i media a stampa sono in declino sempre più avanzato, e se il futuro del giornalismo è online, i giornalisti amano vedere il proprio nome sulla carta?».
La percezione è ancora importante, nonostante la diffusione della stampa sia in calo costante e ormai sotto i limiti di guardia. Nella risposta che propone la Paskin, c'è un punto cruciale della trasformazione del giornalismo. Questa cosa durerà, sostiene, finché la carta pagherà di più. Ma non solo.
«Durerà», dice, «finché gli articoli saranno concepiti come blocchi di testo. Ma le cose cambieranno quando lo standard dell'informazione si aggiornerà e la notizia diventerà ancora più interattiva e sarà sempre più arricchita da infografiche, video, illustrazioni, e slide».
Il pezzo si intitola
The Velvet Rope
Why do journalists still care about seeing their name in print?.
Se hai tempo, sempre sulla
Columbia Journalism Review c'è un altro articolo che vale i 5 minuti di lettura:
How Sharing Disrupts Media.