Weblog di Giuseppe Granieri



In questi giorni ho seguito molto, senza commentare, la vicenda di Wikileaks. Non ho commentato perchè sta succedendo qualcosa di importante, a livello di «precedenti storici» e a livello di equilibrio di scenario. Ci sono ancora molte cose che non capiamo (chi è veramente Assange, chi c'è dietro -se c'è qualcuno dietro-, eccetera). E altre che bisogna intuire leggendo i segnali deboli, sbilanciandosi a fare previsioni e congetture.
Io non ho ancora un'idea precisa. Di certo c'è che si è aperta una fase nuova nella dialettica tra Istituzioni e spazio pubblico. C'è stato un impatto simile (non identico, ovviamente) a quello che ebbe Napster sull'industria discografica. Come dice Alberto, è una dialettica nuova (non implicitamente buona nè implicitamente cattiva): una feature con cui bisogna fare i conti.
E Massimo giustamente ragiona sul fatto che «una quota non trascurabile delle informazioni che ci raggiungono tutti i giorni sono in violazione di un qualche patto o regolamento». Quando cambiano i paradigmi le norme ci mettono un po' ad aggiornarsi.
Così in attesa di arrivare a una comprensione migliore (e solo il tempo ce ne darà forse modo) possiamo cominciare a prendere atto -un volta di più- del fatto che questo secolo appena iniziato porterà l'emersione di molte informazioni che prima non erano esplicite, come è tipico degli effetti della rete. E che questa emersione non riguarda solo i nostri dati personali, ma riguarderà sempre più anche la vita delle organizzazioni.
Puoi spegnere i server di Wikileaks come sono stati spenti quelli di Napster, ma difficilmente si tornerà indietro. La spinta verso la trasparenza ha registrato un nuovo passo avanti, si è indicata una strada con cui possono agire organizzazioni strutturate (diverse e insieme simili al giornalismo, con lo stesso ruolo di watchdog e la stessa fallibilità umana). Dopo Napster è arrivato Emule, dopo Wikileaks arriverà qualche altro. Non sappiamo con che effetti, ma sul processo possiamo scommettere.
Non è nulla di nuovo, se non per la scala. Noi cittadini la chiamiamo privacy, dando nome a ciò che difendiamo ma che sappiamo di dover ricontrattare ogni giorno. Non so come la chiameranno i governi, ma ho la sensazione che da ora in avanti finiranno per tenerne conto.
Posted by g.g. | # | Media | 06/12/2010




In questi giorni ho seguito molto, senza commentare, la vicenda di Wikileaks. Non ho commentato perchè sta succedendo qualcosa di importante, a livello di «precedenti storici» e a livello di equilibrio di scenario. Ci sono ancora molte cose che non capiamo (chi è veramente Assange, chi c'è dietro -se c'è qualcuno dietro-, eccetera). E altre che bisogna intuire leggendo i segnali deboli, sbilanciandosi a fare previsioni e congetture.
Io non ho ancora un'idea precisa. Di certo c'è che si è aperta una fase nuova nella dialettica tra Istituzioni e spazio pubblico. C'è stato un impatto simile (non identico, ovviamente) a quello che ebbe Napster sull'industria discografica. Come dice Alberto, è una dialettica nuova (non implicitamente buona nè implicitamente cattiva): una feature con cui bisogna fare i conti.
E Massimo giustamente ragiona sul fatto che «una quota non trascurabile delle informazioni che ci raggiungono tutti i giorni sono in violazione di un qualche patto o regolamento». Quando cambiano i paradigmi le norme ci mettono un po' ad aggiornarsi.
Così in attesa di arrivare a una comprensione migliore (e solo il tempo ce ne darà forse modo) possiamo cominciare a prendere atto -un volta di più- del fatto che questo secolo appena iniziato porterà l'emersione di molte informazioni che prima non erano esplicite, come è tipico degli effetti della rete. E che questa emersione non riguarda solo i nostri dati personali, ma riguarderà sempre più anche la vita delle organizzazioni.
Puoi spegnere i server di Wikileaks come sono stati spenti quelli di Napster, ma difficilmente si tornerà indietro. La spinta verso la trasparenza ha registrato un nuovo passo avanti, si è indicata una strada con cui possono agire organizzazioni strutturate (diverse e insieme simili al giornalismo, con lo stesso ruolo di watchdog e la stessa fallibilità umana). Dopo Napster è arrivato Emule, dopo Wikileaks arriverà qualche altro. Non sappiamo con che effetti, ma sul processo possiamo scommettere.
Non è nulla di nuovo, se non per la scala. Noi cittadini la chiamiamo privacy, dando nome a ciò che difendiamo ma che sappiamo di dover ricontrattare ogni giorno. Non so come la chiameranno i governi, ma ho la sensazione che da ora in avanti finiranno per tenerne conto.
Posted by g.g. | # | Media | 06/12/2010


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