Questo post è il testo di una mail inviata davvero. Mi scuserete le X in alcuni punti, ma ho ritenuto di dover tutelare
la privacy del mio interlocutore. Il nome, Paolo, è ovviamente fittizio.
Ok, Paolo, ci provo.
Ricordi il tuo entusiasmo quando a Xxxxxxx parlavi de Xxxxxxxxx e delle persone che avevano provato a cambiare il mondo?
Ora, io non sono un 'profeta' (alla Kevin Kelly o alla Negroponte, per intenderci) nè uno di quelli che amano usare termini tipo
'rivoluzione' parlando della Rete, però sono uno che la rete l'ha fatta (con ricerca e sperimentazione) fin dal 1995 e
che oggi può dire di conoscerla benino. Soprattutto, posso dire di conoscere una 'parte dello spirito di rete'
(quello che non emerge dalle superficiali cronache dei giornali specializzati e generalisti) che sta facendo davvero
qualcosa di nuovo, impostando un'etica collaborativa (che va dal social software allo sviluppo di applicazioni,
alla ricerca) ma soprattutto partendo da un principio di informazione a rete e di condivisione della conoscenza.
Chiarito il mio approccio, provo a dirti come la penso.
Per me i weblog sono un passo importante verso una situazione che il mondo non ha mai conosciuto, ovvero la possibilità per tutti
di esprimersi ed essere ascoltati. Trovando ciascuno i suoi 'naturali interlocutori'
Attualmente il primo impatto, è lampante, è un casino. E' come entrare in una stanza quasi infinita piena di persone che parlano
tutte insieme. Un pugno in faccia, in pratica.
Ma sappiamo bene entrambi che le soluzioni ai problemi dipendono strettamente dalla descrizione che 'noi' facciamo del problema
stesso.
Se diciamo: "La rete è una maniera potenziale di fare informazione più libera e diffusa. Poi però se dentro al contenitore ci
metti contenuti banali non funziona.", abbiamo un problema. Un 'tipo' di problema.
Altra cosa è, invece, se diciamo che, considerando il costo quasi nullo dell'espressione in rete, va benissimo l'immissione di
tutti i contenuti di cui uno è capace (è un diritto, ed anche una ricchezza), ma bisogna risolvere il problema dell'accesso ai
contenuti che ciascuno di noi trova interessanti.
Ecco, io sarei più per questa ipotesi. Il Padre di Tutti i Problemi è migliorare l'accesso ai contenuti, non limitarli, nè
giudicarli. Per i blog, questo significa arrivare ad un punto in cui Paolo trova nel minor tempo possibile le voci che 'lui'
considera interessanti e che lo arricchiscono. Queste voci ci sono già oggi, ma probabilmente tu non le hai incontrate, soffocato
dal rumore di fondo.
Se lo guardi bene, lavorare su queste considerazioni e su strumenti che facilitino questa soluzione è un piccolo modo per cambiare
il mondo (anche solo di qualche virgola), su cui -nell'assoluto silenzio mediatico- si stanno impegnando centinaia di ricercatori
più o meno oscuri e geniali.
Detto questo, ci sarebbero altre mille considerazioni su come i weblog stanno silenziosamente cambiando il rapporto 'con
l'informazione' di quelli che hanno avuto la pazienza di non farsi scioccare dal primo impatto. C'è, ad esempio, tutta una rete
(monitorata) di tam tam musicale e librario che sta soppiantando l'informazione ufficiale (perchè sui weblog si crea
un particolare effetto di 'reputazione' che influenza le decisioni di acquisto con un rapporto di 10 a 1 rispetto ad
una recensione ufficiale). Ma è solo un esempio, cui potrebbero seguire molti "eccetera eccetera.."
Concludo solo dicendo che, se guardiamo a come era la situazione un anno fa, oggi abbiamo già fatto passi da gigante. Il
cambiamento si nota persino attraverso gli occhi quasi ciechi della stampa (che è l'organo -l'unico valido- di educazione
alla cultura digitale, ma che paradossalmente non ha i tempi per studiare e capire la portata di meccanismi lenti, privi
di notizia da titolo a 4 colonne).
Se sei sopravvissuto al pistolotto, fammi sapere :)
g.g.
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