E' che, dai e dai, continuo ad avere la sensazione che ho descritto qui: e che si può
forse esprimere con la parola inutilità, non disgiunta da una certa pretenziosità.
La questione che pone Squonk è controversa, ma sicuramente interessante. Accolgo in pieno la richiesta di
dibattito, anche perchè in qualche modo si interseca con un percorso di riflessione già
in atto e che, tra le altre cose, riguarda un possibile passaggio del Blog Aggregator alla versione
1.3. (pur essendo già concettualizzata la 2.0). Quindi, as usual, saranno graditi consigli e impressioni.
La mia sensazione è che, considerando il costo quasi nullo dell'espressione (in rete), il problema non sia posto correttamente. Di fatto, basta un solo lettore per giustificare un testo quindi niente -in assoluto- è inutile, almeno finchè non si riesca a dimostrare che un testo non non abbia fornito (e non fornirà mai in futuro) a nessuno nemmeno un leggero input di riflessione. In fondo, nel momento stesso in cui questo si verifica, nell'attimo in cui l'input si realizza, la pubblicazione di quel testo acquisisce una sua ragione.
Naturalmente sto 'drammatizzando' il concetto, portandolo all'estremo, per mera semplificazione analitica. Ma facciamo il ragionamento contrario e tentiamo la dimostrazione per assurdo: accogliere l'ipotesi che esista un testo inutile significherebbe tornare alla visione 'anni settanta' della rete fatta di fuffa e cashmere di Formentiana memoria. Ed è stato ampiamente documentato che, sebbene lecita (ci mancherebbe), questa visione è lontana dalla realtà (e dall'idea di sviluppo democratico e sostenibile) così come la terra è lontana da Marte.
Ovviamente il mio giudizio è diverso se, invece di applicare etichette di utilità (che coinvolgono il lettore, proprio in quanto utilizzatore) si parla di scelte editoriali. In questo caso, nei blog, ciascuno è editore di se stesso e gestisce i contenuti nella forma che preferisce. Però, noterete, è una questione di diversa natura.
Imho il vero problema, l'unico vero problema, non riguarda mai i contenuti (nè una loro limitazione) ma -piuttosto- l'accesso ad essi, intendendo per accesso la 'possibilità' (meglio: la 'probabilità') che il potenziale lettore trovi il testo cui è interessato, nel minor tempo possibile e nella maniera più confacente ai suoi interessi.
In negativo, lo stesso problema potrebbe essere descritto utilizzando il termine 'rumore' e si potrebbe persino pensare che un testo 'relativamente poco utile' (sempre a patto che questa definizione sia intellettualmente possibile, e non lo è) non vada pubblicato perchè aumenta il volume di contenuti e quindi la difficoltà di accesso in termini assoluti.
Questa interpretazione, a mio parere, è una grande forzatura e si basa su un presupposto logico poco affidabile. Innanzitutto: ciò che è rumore per me, non necessariamente lo è per altri. Io, come lettore, sono sempre socio alla pari dell'autore. Partecipo alla costruzione del senso, integrandolo con materiali mentali (emotivi, culturali e psicologici) esclusivamente miei. Quindi posso arrivare sul blog di Squonk e far combaciare alcune sue 'inutili parole' con un mio stato emozionale o con un mio percorso intellettuale, arricchendomi (e 'arricchirsi', repetita iuvant, è il fine ultimo di questo processo di knowledge sharing che noi chiamiamo blog).
Se a volte abbiamo la sensazione di sbattere contro un muro di gomma, invece di trovare input interessanti, è solo perchè non abbiamo ancora gli strumenti per muoverci con maggiore efficacia nella realizzazione pratica di questa piccola ex utopia chiamata espressione consentita a tutti.
Io, invece che sulla pubblicazione (o meno) dei testi, ragionerei su due aspetti che trovo fondamentali e che qui accenno solo brevemente (perchè sono riflessioni in corso e quindi arriveranno in seguito).
Innanzitutto gli strumenti che, oltre alle forme di aggregazione o di tracciamento su cui si lavora, hanno margini enormi di sviluppo. Il post che volevo scrivere oggi, e che avrei scritto senza la deviazione-Squonk, avrebbe dovuto intitolarsi "Blog Redesign" perchè a mio parere, con i numeri di oggi, i primi strumenti ad essere inadeguati sono le piattaforme-blog.
E se una buona parte delle nostre difficoltà di accesso agli input interessanti dipende dall'inadeguatezza degli strumenti, c'è anche una parte (molto rilevante) che invece dipende da noi e dal modo in cui gestiamo la "comunicazione distribuita" partendo da 'forme di pubblicazione individuali'.
Per alcuni sembrerà un paradosso, tuttavia determinati elementi apparentemente di contorno (il rispetto per l'interlocutore, il modo in cui percepiamo la nostra presenza in rete, ecc.) sono un ostacolo forte, in grado di creare un cortocircuito nel sistema weblog e -soprattutto- in grado di complicare in maniera strutturale l'accesso ai contenuti interessanti. Questo scoglio culturale (che qualcuno prende come atteggiamento morale o estetico) in realtà è un 'errore di comunicazione', che condiziona il risultato in maniera proporzionale all'uso/abuso che facciamo di comportamenti non funzionali.
Su questo, anche per questioni di complessità e lunghezza, mi piacerebbe discutere in futuro. Oggi, di certo, l'unica cosa che sento di poter escludere è che anche una sola riga, persino la più insulsa riga autobiografica e futile, possa essere 'inutile'. Just my 2 cents.











