«Una quota del 10% di digitale manda in crisi il libro di carta,» dice Stefano Mauri a Trento, «a causa dei costi fissi di quest'ultimo». Lo leggo nella cronaca via Twitter di Marco proprio mentre ho appena finito di citare il New York Times che ironizza sulla previsione di Sony.Io non so se sia il 10% la percentuale di mercato degli ebook che può mandare in crisi il mercato della carta. Tempo fa Mike Shatzkin mi parlava di un 25-30% necessari per mettere in crisi il modello industriale analogico. Ma resta importante considerare, pensando al libro e all'idea tradizionale che ne abbiamo, che c'è sicuramente una questione industriale all'orizzonte. E che c'è anche una questione culturale («tutta la nostra cultura sta abbandonando la carta in tutti i suoi aspetti», raccontava Derrick qualche giorno fa a Bologna). Sicuramente, e lo spiegava Gino Roncaglia in modo molto chiaro, qualcuno ne soffrirà.
Ma di fonte a questi cambiamenti così importanti possiamo imparare molto dalla storia di questi ultimi quindici anni. Le posizioni difensive non hanno mai pagato. E' il momento di investire, di essere creativi, di rilanciare la sfida e non di subirla. Occorre ricominciare a rischiare anche di sbagliare un po', per imparare. I grandi cambiamenti sono anche -e prima di tutto- momenti di grande opportunità. E forse un po' di ottimismo (non dico entusiasmo) aiuta.











