A margine delle discussioni nate sull'articolo di Riotta e riprese -tra gli altri- da Vittorio, c'è un effetto collaterale di Internet ormai mainstream. Se stiamo sul tema del dibattito, il problema posto da Riotta, in linee generali, accusa qualche ignoranza sulla grammatica di rete ma non è peregrino: ben venga ogni ragionamento che riguardi il modo per far crescere questo eccezionale artefatto che ci sta cambiando la vita. Internet è stato l'unico medium che -non avendo un centro e un coordinamento- ha sempre dovuto ragionare su se stesso per crescere. E a titolo personale il problema lo avevo affrontato qui anche io.Ma lasciando da parte il pezzo di Riotta e il libro di Lanier che non ho letto, c'è qualche segnale di comunicazione inversa che stavo notando da un annetto: mentre prima faceva notizia un bel libro o un bell'articolo sulla rete, oggi fa notizia il titolo forte o la semplificazione esagerata che sembra sparare a zero. E' come quando una band indie diventa famosa e la conoscono tutti: gli espertoni che magari l'amavano passano ad altro. O per dirla diversamente, oggi che tutti sono su Facebook ti si nota di più se parli male di Facebook. Semplificazioni grossolane anche le mie, certo: ma secondo me dobbiamo prepararci a trovare sempre più spesso nei titoli dei libri e dei giornali voci fuori dal coro che stanno lì a fare notizia e non a portare una visione critica e costruttiva. Sono i media, bellezza.
[update: Jacket Copy definisce la visione di Lanier su Wikipedia e Facebook, quella da cui parte Riotta, «curmudgeonly»]











