Io non sono un fan sfegatato della casa di Cupertino (per dire, nemmeno uso i mac), ma la notizia di Apple che oscura il Dalai Lama, lo dico pur sapendo di prendere una posizione impopolare, non mi scandalizza affatto. La realtà spesso ha più facce e più punti di vista, rispetto al tranquillizzante populismo facile. A volte bisogna esercitarsi a guardare le cose da altre angolazioni. Se fossi stato io a decidere (per Apple, per Google o per una grande azienda portatrice di innovazione dirompente in Cina) non avrei messo in discussione un cambiamento di lungo periodo solo per ostinarmi a vincere (o solo a non perdere) una insignificante battaglia di piccolo periodo, tra l'altro irrilevante per la Storia. Avrei pensato: «è meglio star qui a presidiare e a reggere duro, agevolando i processi sociali che abilito (più forti della mia eventuale ostinazione) piuttosto che aumentare il livello di scontro».
E poi, last but not least, io continuo a credere che per un'azienda fare profitto e tutelare il proprio profitto sia una scelta etica e non una violenza al mondo. Sono cresciuto con l'idea che l'imprenditore e il capo di un'organizzazione abbiano il dovere di tenerla prospera e sana, anche per tutelare il lavoro e le famiglie di chi vi si impegna quotidianamente. Questo non vuol dire avere la libertà di far tutto per guadagnare, ma -ecco- sommando i due punti di vista che ho messo insieme, dico che per me Apple ha fatto la scelta giusta, che immagino anche sofferta. La Cina non si cambia in un giorno e ogni generale sa che a volte una piccola ritirata può salvare molte vite e l'esito finale. Però magari sbaglio io.











