Mentre Marco Bardazzi riassume a tinte fosche le tinte già fosche di questo momento dell'editoria di informazione, L'Economist (rubando senza saperlo il titolo al libro dei nostri amici) pubblica un ponderoso articolo che ci aiuta a razionalizzare storicamente quanto sta accadendo oggi.Le prime previsioni sulla moria di giornali, infatti, risalgono al 1845: sotto la minaccia di una nuova tecnologia dirompente (il telegrafo) si fecero molte speculazioni e si cominciò a pensare che alcune testate non sarebbero sopravvissute. Tuttavia il telegafo, a differenza di internet, non coprì mai «l'ultimo miglio» e non abilitò mai gli individui a ricevere e distribuire notizie come invece oggi succede con quel network effect che il titolo dell'articolo richiama.
Su questo spunto, l'analisi contrastiva del popolare settimanale londinese, si fa spesso interessante. Anche se la conclusione, tutto sommato, rafforza un concetto noto: «Internet, come già fece il telegrafo, darà una scossa al mondo dell'informazione. Magari ucciderà i giornali, ma non il mercato delle news. Il problema, purtroppo, è che nessuno sa come fare soldi in questo nuovo ambiente. E qundi non si sa come pagare chi produce le notizie».











