Weblog di Giuseppe Granieri
(Disclaimer: gli autori sono miei amici). Leggendo Eretici digitali ho preso nota di molti spunti interessanti, che tuttavia non ci starebbero in un solo post e che rimetto a future discussioni con Vittorio e Massimo.
Voglio però spendere due righe sul libro in generale, come progetto e come prodotto, perchè ha sicuramente dei meriti che vanno sottolineati. Il primo di questi è il coraggio di superare la via più facile (quella del libro umorale che si porta tanto in Italia), provando invece a costruire una teoria organica e coerente. Uno scenario allargato e argomentato, utile a dare una visione complessiva, per quanto possibile in un solo libro, dell'argomento di cui tratta. E già non è poco.
Il secondo merito è quello di non indulgere (come pure da noi si usa molto) a ricostruire il classico quadro ispirato ad una certa accademia americana, conformista e modaiola. Accademia che, va detto, produce anche risultati interessanti, ma troppo spesso si chiude in una cornice intuitiva e rassicurante, che trascura la necessità di "pensarla diversamente" anche solo ogni tanto. Nè Vittorio nè Massimo (e chi legge i loro blog individuerà facilmente quando è l'uno o l'altro a spingere) si tirano mai indietro se si tratta di mettere sul tavolo della discussione qualche pensiero contundente. Tutta materia per il confronto, anche acceso nel caso, come piace a loro.
Infine, io ho trovato molto stimolante il contesto intorno al libro. La storia della rete e la rete di oggi vista e raccontata nella prospettiva di chi l'ha osservata dall'interno di un grande gruppo editoriale. E' un racconto diverso, con idiosincrasie e tratti di colore differenti (ma non meno interessanti) dalle abitudini di chi -per esempio- la rete l'ha sempre guardata da dentro i social network e da una prospettiva non professionale. E' come in quelle foto panoramiche, in cui uno scatto ulteriore aggiunge ampiezza alla vallata.
Detto questo, è un libro che raggiunge, credo, il suo obiettivo di farci pensare e riflettere. E, last but not least è ben scritto ed è stato pensato per essere comprensibile anche da chi non sente di avere le competenze per certe letture. Poi, se ti capita di leggerlo, magari mi fai sapere che ne pensi.
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Posted by g.g. | # | Media | 08/12/2009




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