Blog FAQ 1.0

Mi capita spesso che mi rivolgano domande sui blog. Dai quesiti del tesista ad email che dicono solo: “xxxxxx.splinder.it non sa che

blog pigliare!”. Altre domande le leggo in giro e qualcuna me la deduco da solo.
A volte per queste domande ho persino una risposta, che naturalmente

è solo la mia risposta.

Un po’ per gioco un po’ per mettere ordine, le ho raccolte qui. Così, magari, ne discutiamo e le correggiamo insieme.

Parte Prima. Le domande del newcomer

  • 1. Che diavolo è un Newcomer?
  • 2. Che cosa sono i blog?
  • 3. Non capisco nulla di feed, aggregatori, rss e altre diavolerie simili. Posso lo stesso aprire

    un blog?

  • 4. Ma perchè dovrei aprire un blog?
  • 5. Quali regole bisogna seguire, una volta aperto un blog?
  • 6. Che cosa è la blogosfera?

    Parte Seconda. Le domande del giornalista.

  • 7. I blog sono uno sfogo di narcisismo?
  • 8. I blog sono una rivoluzione?
  • 9. I blog sono una alternativa al giornalismo?
  • 10. I blog sono dei diari online?
  • 11. Il blog è l’angolo del dilettante?

    Parte Terza. Le domande del blogger.

  • 12. Esistono le blogstar?
  • 13. Sono importanti gli accessi per valutare un blog?
  • 14. A volte mi chiedo se ciò che scrivo può interessare qualcuno. Faccio bene?
  • 15. Che ruolo posso avere nel calderone informativo?
  • 16. Che intendi quando parli di ‘nuova critica indipendente’?

    Parte Prima. Le domande del newcomer

    1. Che diavolo è un Newcomer?

    Il newcomer (detto anche newbie o niubbo) è uno che ne sa poco di un

    ambiente perchè è arrivato da poco. Ogni ambiente (e ogni argomento) ha i suoi linguaggi

    e le sue regole non scritte, le sue logiche da conoscere per poterne parlare

    o per potersi muovere liberamente. Con il tempo si impara a capire e tutto

    ci sembra diverso.

    Newcomer non è un’offesa: tutti siamo

    newcomer in qualche posto. L’altra sera a cena, parlando di musica

    con persone che ne sapevano infinitamente più di me, il newcomer

    ero io. Quindi ho ascoltato e ho cercato di seguire il discorso. Ogni tanto

    ho aperto bocca e mi hanno guardato come se venissi da Marte. Capita. Il segreto

    del newcomer è ascoltare per un po’, guardarsi intorno e capire dagli altri. Magari

    anche facendo domande. In fondo essere newcomer è uno stato transitorio. Ci si passa

    per forza.

    Certo, è anche vero che ci sono i newcomer a vita. Ma non preoccuparti, se sei qui e stai leggendo

    queste righe vuol dire che sei una persona curiosa. E solo chi non ha curiosità invecchia da newcomer.

    2. Che cosa sono i blog?

    I blog sono tante cose insieme. Innanzitutto sono uno strumento semplicissimo per

    pubblicare contenuti in Rete. Proprio la semplicità di utilizzo è stata la chiave del loro

    successo, perchè oggi chiunque può essere editore di se stesso. Per gestire un blog non sono necessarie

    competenze particolari nè è necessario conoscere linguaggi di programmazione e/o demarcazione. Se

    sei stato in grado di arrivare su questa pagina, potrai tranquillamente fare un salto

    qui o qui

    per aprire il tuo blog. Vedrai che

    è semplicissimo.

    Ma i blog non sono solo lo strumento. Sono un metodo di relazione sociale,

    un sistema di condivisione della conoscenza, un archivio della propria storia intellettuale

    e tantissime altre cose insieme. Per saperne di più, leggi le risposte alle altre domande.

    3. Non capisco nulla di feed, aggregatori, rss e altre diavolerie simili. Posso lo stesso aprire

    un blog?

    Certo. I blog nascono come strumenti semplicissimi per la pubblicazione di contenuti online. Come tutte le tecnologie,

    hanno creato una serie di bisogni accessori che i programmatori hanno cercato di assecondare con nuove funzionalità.

    Questo ha portato con sè un costo in termini di complessità, ma (alla fine) è come con il videoregistratore.

    Per poter vedere il film è sufficiente premere il tasto play. Con il tempo, se ti serve,

    potrai divertirti a scoprire le altre possibilità. Ora non c’è nessuna fretta: un blog si valuta per le cose che scrive

    e che segnala, non per la tecnologia che utilizza.

    4. Ma perchè dovrei aprire un blog?

    Avere un blog non è una prescrizione medica. Tuttavia se ritieni di avere qualcosa da dire (o da raccontare)

    al mondo, di qualsiasi cosa si tratti, il tuo approdo naturale è proprio il weblog.

    5. Quali regole bisogna seguire, una volta aperto un blog?

    Non ci sono regole vere e proprie (se si escludono i vincoli delle leggi vigenti, da cui i blog

    non sono affatto esonerati) ma esistono delle ‘buone prassi’. Un ottimo esempio

    lo trovi qui.

    [cfr.: Giorgio Nova: I 32 punti in testa.]

    6. Che cosa è la blogosfera?

    La blogosfera è innanzitutto una parola orribile. Tuttavia è l’unica che abbiamo

    oggi per indicare il Sistema dei weblog, ovvero quell’insieme di fattori e relazioni

    dalla cui osservazione non si può prescindere per farsi un’idea di come funzionino le

    cose. Anche perchè nessuno legge un solo weblog, ma partecipa di una esperienza

    di lettura che passa attraverso molte pagine e molti autori.

    Il sistema Weblog infatti è un sistema ricco. Per la sua stessa natura, il blog è un atto di generosità: essendo un nodo

    in un sistema di lettura, sposta l’attenzione (e il lettore) su altri blog invece di cercare di trattenerlo sulle

    sue pagine. Se un blogger legge un post interessante in un altro blog, lo cita linkando la fonte e

    indirizzando il visitatore verso nuovi lidi. Questa scelta, che in un sistema competitivo sarebbe un suicidio,

    nel sistema Weblog è prassi. In questo modo ci guadagnano tutti: l’autore del post perché riceve nuova attenzione,

    l’autore della citazione perché ha fornito un input qualitativo al suo lettore e il lettore stesso, perché

    vede incrementate le probabilità di incontrare contenuti interessanti. Grazie a questa logica, con i blog

    si verifica una situazione esattamente contraria a quella di tutta la storia recente della comunicazione:

    se altrove l’attenzione è una risorsa scarsa, ogni nuovo Weblog porta in

    dote al sistema un valore di attenzione almeno pari a quella che i suoi testi richiedono. È un circolo virtuoso, in cui lo

    spostamento di attenzione è funzionale e genera valore.

    Questo modello permette a ciascuno di trovare i suoi lettori, in base ai contenuti che propone. E consente, in maniera

    abbastanza automatica, a ciascuno di crearsi una reputazione proporzionale alle proprie capacità.

    [cfr.: Blog: voci nuove nella Rete ]

    Parte Seconda. Le domande del giornalista.

    7. I blog sono uno sfogo di narcisismo?

    In un blog c’è lo stesso

    tasso di narcisismo presente in qualsiasi attività in cui qualcuno esprime pubblicamente la propria opinione

    o racconta agli altri delle storie. Questa componente di narcisismo è fisiologica ed utile, altrimenti

    tutti staremmo in silenzio. La novità, se se ne vuole per forza cercare una, è che (per la prima volta nella

    storia dell’uomo) con il blog tutti

    possono avere un’opinione pubblica o uno spazio condiviso in cui raccontarsi.

    8. I blog sono una rivoluzione?

    I blog non sono assolutamente una rivoluzione. Sono, piuttosto, una tecnologia di

    passaggio nell’evoluzione della comunicazione sociale, che tende a dare voce a tutti. Domani, probabilmente,

    avremo una tecnologia più efficace.

    9. I blog sono un’alternativa al giornalismo?

    Tecnicamente il lavoro del giornalista e l’attività del blogger hanno lo stesso

    contenuto, ovvero l’informazione. Tutti i blog fanno informazione (persino

    raccontare la propria vita è informare), anche se alcuni adottano scelte editoriali

    più simili a quelle tradizionale dei siti di news. Nemmeno in questi ultimi casi, tuttavia, è possibile un paragone

    con il giornalismo propriamente considerato (persino nel caso in cui il blogger

    sia un giornalista professionista).

    In un blog cambiano modalità, tempi e fattori tecnici,

    ma soprattutto il blogger rappresenta solo se stesso e partecipa ad un sistema collettivo

    di confronto e di costruzione di senso. Io sono convinto che sia sbagliato utilizzare per il blog la metafora del

    ‘giornale personale: è la blogosfera -piuttosto- ad essere la grande testata, il grande contenitore che contiene

    migliaia di rubriche personali. Questo modello, tra l’altro, prevede anche una modalità di correzione (se un blogger

    scrive una cosa inattendibile, un altro blog lo correggerà immediatamente lasciando al lettore

    la possibilità di giudicare l’argomentazione più convincente).

    Più che un giornalista, il blogger è un ‘opinionista’ che condivide liberamente le sue impressioni sul mondo. In fondo ogni cittadino, in una società libera, ha diritto ad esprimersi

    esattamente come ne ha diritto qualsiasi prestigioso editorialista di qualsiasi prestigiosa testata.

    Ovviamente, il valore delle sue opinioni sarà proporzionale alla capacità di averne e di esprimerle.

    L’impatto del blog non è massivo, naturalmente, ma arricchisce un sistema di piccoli

    circoli di lettura e partecipa all’affermazione di un modello di informazione a rete, che

    ha il vantaggio di essere indipentente e non condizionato perchè frutto dichiarato di punti

    di vista individuali.

    Nella prospettiva generale dell’Informazione (intesa come sistema) il ruolo dei

    blog (come sistema) è quello di fare da ‘controcanto critico’ rispetto ai media tradizionali. Io, abitualmente, leggo i

    giornali, guardo il TG, poi faccio un giro per vedere cosa se ne dice in rete. Sembrerà strano, ma molto spesso

    ne esco con una opinione diversa. O almeno con un sano dubbio.

    Questo ruolo, imho, oggi è importantissimo. Per dirla con Raffaele Fiengo (Corriere della Sera):

    [...] “Nel mercato globale, l’indipendenza è anche un valore economico. Dunque anche il circuito alternativo [di informazione] non professionale

    è assai importante.”

    Anche se ci sono moltissimi segnali positivi (facilmente monitorabili sul versante del giudizio politico,

    o del crescente interesse verso la ‘nuova critica indipendente‘ letteraria, musicale e cinematografica),

    non sono tutte rose e fiori. La gestione di questo ruolo di ‘osservatorio informante’, secondo Alessandro Zaccuri (L’Avvenire):

    [..] non è priva di rischi. Il principale consiste nella tendenza della controinformazione a

    presentarsi come informazione tout court, venendo meno al ‘patto critico’ (nel senso, cioè,

    di un comune esercizio del senso critico) che sta all’origine della pratica del Weblog.

    Questo succede in particolare quando la controinformazione viene scimmiottata come

    fenomeno di tendenza e immessa nel circuito dei media generalisti ai quali, per

    definizione, è destinata a rimanere estranea. La difficoltà, in questo momento,

    non consiste tanto nel fare (contro)informazione sulla Rete, quanto nel non contraddire

    lo spirito ‘libertario’ della Rete stessa.

    [Cfr.: Noi e le nuove comunità che raccontano il mondo: tavola rotonda sull'informazione

    in rete, Internet News, febbraio 2004 - non ancora online]

    10. I blog sono dei diari online?

    Non farti fuorviare dalla traduzione log=diario. I weblog sono

    dei CMS (Content Management System, strumenti di gestione dei contenuti)

    e quindi possono potenzialmente contenere qualsiasi cosa. Dai fatti personali

    alle teorie cosmogoniche. Se decidi di parlare dei blog focalizzando l’attenzione

    sul contenuto, per favore, specifica bene che ‘alcuni’ blog (e solo alcuni)

    hanno quel tipo di contenuto. O ci farai la figura del fesso (ma, visti i precedenti, sarai in buona

    compagnia).

    11. Il blog è l’angolo del dilettante?

    I blogger sono decine di migliaia in Italia, milioni nel mondo. Ognuno di questi esprime se stesso

    nella maniera che ritiene migliore e ottiene i risultati che gli

    competono. Si potrebbe sottolineare che esiste un diritto

    all’espressione che non può essere condizionato da fattori qualitativi

    (almeno finchè la qualità non sia misurabile con criteri oggettivi).

    Ma non è necessario. Sono sicuro che non hai voglia di fare la figura del babbione

    associando in un unico giudizio alcune migliaia di ‘opere’ diverse tra loro

    (sebbene unite dalla casualità di essere pubblicate con lo stesso strumento).

    Parte Terza. Le domande del blogger.

    12. Esistono le blogstar?

    Le blogstar esistono, ma non in senso assoluto. La blogosfera

    è composta di numerosissimi ambienti (almeno uno per centro

    di interesse) e ogni ambiente ha i suoi centri di autorevolezza

    naturali. Ogni blogger si relaziona contemporaneamente con più

    ambienti, essendo magari Star in uno di essi e fan

    in tutti gli altri. Ovviamente il ruolo dipende dall’autorevolezza che ci

    si conquista sul campo affrontando temi e argomenti, o grazie

    alla capacità di manipolare il linguaggio regalando piacere di lettura.

    Questa differenza di ruoli crea dinamiche simili al modello dello Star System teorizzato

    da

    Goldhaber alcuni anni fa. Tuttavia la vastità della blogosfera ci impedisce persino

    un censimento di tutti gli ambienti e delle posizioni di autorevolezza, ripulendo

    da ogni valore di notorietà assoluto il termine blogstar.

    [cfr. Nascita e morte di una blogstar]

    13. Sono importanti gli accessi per valutare un blog?

    Per dirla con Clay Shirky:

    “Rather than spawning a million micro-publishing empires, weblogs are becoming a vast and diffuse cocktail party,

    where most address not “the masses” but a small circle of readers, usually friends and colleagues. This is mass amateurization,

    and it points to a world where participating in the conversation is its own reward. ”

    Il cosidetto ‘piccolo circolo di lettori’ è importante a prescindere dal numero di persone

    che lo compongono. Nel meccanismo della reputazione, infatti, dieci lettori in grado di fare opinione a loro volta

    su altri 100 lettori valgono molto più di 500 lettori che non aumentano la risonanza.

    Di fatto però è un discorso puramente teorico, che si può applicare come analisi a posteriori

    e che non vale come strategia. Le opinioni costruite pensando alla reputazione

    spesso sono percepite come insincere e alla lunga perdono la credibilità. Anche l’atteggiamento

    competitivo non è generalmente produttivo in un sistema come quello dei weblog, la cui

    ricchezza non è nell’affermazione di se stessi

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