Alcune cose che avremmo dovuto imparare usando il digitale

blog e social network In 140 caratteri: «Il nuovo normale. I nuovi strumenti per gestire la conoscenza cambiano il modo in cui funziona la nostra attenzione» Tweet this!

Al di là del fatto che per molti di noi le tecnologie digitali sono ancora «tecnicaglie» e non il sistema nervoso della nostra cultura, ci sono diverse cose che tutti sembriamo dare per scontate.
Spesso sono risposte semplici e intuitive. Ma sono sbagliate.

Come di consueto, ti suggerisco qualche lettura che ho trovato in questi giorni.

Dove siete finiti tutti quanti?
Gianluca Diegoli, uno della seconda generazione di blogger italiani (celebrando i 10 anni del suo blog) si chiede che fine abbiamo fatto «quelli che i blog all’inizio».

Come fa di solito, scrive cose interessanti: «Dopo dieci anni, mi ritrovo a essere sopravvissuto: dove cazzo siete finiti tutti, verrebbe da dire: qualcuno ha fatto dell’online talmente una professione da non avere più nessuna voglia di scrivere in prima persona, come un pasticcere che odia i dolci, qualcuno ha visto i suoi lettori meno assidui e si è scoraggiato o scocciato di scrivere per quattro gatti (oh, non che questo blog superi i 20.000 unici mensili), qualcuno è diventato famoso e deve sottrarsi alla celebrità il più possibile, un altro ha clienti permalosi che non gli permettono più di scrivere, in pratica e così vai di social, che hanno il vantaggio di limitare i pensieri per pochi e fidati (a parte quella cosa degli occhi).
Ha senso aprire un blog ora? Davvero, non lo so».

Io la mia l’ho detta qualche giorno fa e Mela N ha emendato.

Il post di Gianluca è qui e si intitola: Un blog di 10 anni.
Ma se è vero quello che sto per scrivere nel paragrafo successivo, puoi leggere la sintesi di Massimo che coglie i punti sostanziali.

Guardiamo le figure invece di leggere
Che quasi nessuno legga le pagine che apre, anche se magari le condivide su Facebook o Twitter, lo avevamo già detto. E in gran parte dipende dal design del post, che persino i blogger di prima generazione non considerano.

E ha ragione Gianluca: spesso guardiamo le figure invece di leggere. Qui trovi alcuni dati interessanti che supportano la teoria, a partire dal fatto che il nostro cervello processa le immagini 60mila volte più velocemente di quanto faccia con il testo.
Fatti un’idea: Why Visual Content Matters in the Social Age

Cose che dovremmo aver imparato usando il digitale
Anche questa è una cosa che ripetiamo spesso. I nuovi strumenti per gestire la conoscenza cambiano il modo in cui funziona la nostra attenzione.

Ma se vuoi una sintesi breve ed efficace, Michael Thomas racconta le cose che ha imparato lavorando con i social media. Per definizione, dato quello che dicevamo, puoi limitarti a leggere solo i titoletti.

A partire da «la gente spesso commenta senza aver letto» (quando mi capita, su Facebook, io dico sempre «leggere è vintage, amico mio»). Ma è interessante soprattutto capire come le persone affrontano la lettura in tempi in cui l’attenzione è la risorsa scarsa: cercando di trovare conferme ai pregiudizi cognitivi, lasciandosi attrarre dagli aneddoti più che dai fatti e cercando di sentirsi speciali perchè stanno dedicando la propria attenzione a «quel» testo e non a un altro.

Il che, se hai la pazienza di leggere, ti insegna molto su come scrivere.
Decidi tu: 11 Things I Learned From Working In Social Media

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