5 cose su come una «piccola scelta» di Facebook cambia radicalmente l’uso della Rete

Facebook Reactions In 140 caratteri: «Abbiamo ottenuto 330 like, ben 190 love, addirittura 80 ahah e 200 wow, ma anche 60 sigh» Tweet this!

Era tempo che se ne parlava. Da anni si discuteva sul pulsante «dislike» (“non mi piace”) su Facebook e del perché fosse pericolosissimo introdurlo.
Il team di Zuckerberg ha trovato una soluzione morbida introducendo le Reaction, ovvero la possibilità di esprimere sentimenti diversi rispetto a quanto si condivide. In maniera un po’ fumettistica (all’«haha» al cuoricino).
Cuoricino che dai primi dati sembra il più gettonato.

1. Il battito di una farfalla di Zuckerberg cambia la vita di milioni di social media manager
La più bella che ho letto è di Achille (su Facebook, non pubblica, non linkabile): «E nessuno pensa al povero social media manager che fino a ieri chiamava il cliente tutto contento dicendo “Con la foto di stamattina abbiamo fatto 1000 like!” e ora dovrà compilare un report scrivendo “Abbiamo ottenuto l’ottimo risultato di 330 like, ben 190 love, addirittura 80 ahah e la notevole cifra di 200 wow, segnaliamo anche 60 sigh che sono da considerarsi una reazione fisiologica e 140 grr che però andrebbero contestualizzati”».

2. Facebook entra nell’adolescenza, con i brufoli e il Topexan
Dice Giovanni: «Così sarà possibile monitorare meglio ed in modo più automatizzato le nostre reazioni emotive ad un post ed ottenere maggiori reazioni “facili” ai contenuti: sentiment ed engagament assicurati.
Ma anche lo svecchiamento di un ambiente pensato per la positività. Benvenuti nell’età adolescente di Facebook».

3. Occhio alle reazioni
Quando cambia un’interfaccia -specie se usata da oltre un miliardo di persone- la prima reazione è sempre quella di disordine e di disapprovazione. Poi ci si abitua e l’intero ecosistema si adegua.
Il punto, qui è che stiamo parlando di un ecosistema che -come raccontava Emily Bell ha impatto forte sulle persone (le notizie non sono più quelle dei giornali, ma quelle che Facebook ritiene rilevanti per noi) e sull’editoria tradizionale.
Fatti un’idea: Publishing is over. Obviously this isn’t true: publishing is actually flourishing, just not for publishers

4. Le metriche, le maledette metriche
Io -come tanti altri- da una decina di anni insisto sul fatto che uno dei problemi di Internet è renderla misurabile.
Dopo la scelta suicida di Twitter di eliminare il counter dai pulsanti di condivisione, sono curioso di capire come Facebook adatterà i suoi pulsanti agli HAHA o oppure ai Cuoricini.
Qualcosa si inventeranno credo. La gente ha bisogno di feedback.

5. Le mie preferenze personali, per irrilevanti che siano
La ricerca, in maniera stranamente unanime ha dimostrato che l’eccesso di scelta porta sempre più a una non-scelta. Sarà interessante vedere come la gente si comporterà -ci vorranno mesi, suppongo, per avere una linea statistica definitiva.

Io personalmente preferisco le interfacce pulite con scelte semplici. Ma va anche detto che io non sono miliardario come Zuckerberg e per questo ci sarà una ragione.

Tocca stare a osservare ed essere attenti. Soprattutto se ci occupiamo di comunicazione, perché non è un cambiamento da sottovalutare. (se dura).

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