5 appunti sul giornalismo che cambia

carta In 140 caratteri: Oggi per noi è «notizia» anche ciò che succede ai nostri amici e alle persone care. Facebook su questo è probabilmente la news company più potente Tweet this!

Probabilmente ognuno di questi spunti meriterebbe un post e una riflessione, ma ora non riesco. Però io te li segnalo e tu puoi far da solo.
Alla peggio ti trovi qualche lettura che vale il tempo che ci impegni.

1. Il modo di pensare il giornalismo
Qui ci sono due link interessanti. Il primo è una riflessione di Doc Searls, che racconta come la maggior parte di quello che chiamiamo notizia è semplicemente un modo di riempire spazio e tempo.
Il che vuol dire: una logica derivata da un mondo (quello degli ultimi venti anni del XX secolo) in cui avevamo un contenitore da riempire ogni giorno (il quotidiano) o ogni settimana/mese (settimanali e periodici).
Ma questo funzionava quando gli editori vendevano il «pacchetto», in regime di scarsità di informazione. Oggi la cosa importante è la «rilevanza», perché la rete ci porta a cercare ciò che ci interessa.

I link sono al post di Doc (Most of what we call news is filler. The practice of filling space -stuffing content into a news hole- now is a relic) e a un saggio di Paul Graham.
Il saggio di Paul è del 2009 ma dimostra bene come fosse possibile fare analisi accurate già diversi anni fa, mentre molti di noi ancora cadono dal pero sulle basi del cambiamento della grammatica di rete. Il titolo è: Post-Medium Publishing.

2. Il modo di pensare la notizia
Qui non ho un vero link, ma una considerazione. Ancora una volta lo scenario è quello del passaggio dalla scarsità di informazione all’abbondanza. Quando costava troppo fare i media, bisognava scegliere cosa pubblicare in base a una logica simile a quella del bestseller o del blockbuster: era notizia una cosa che poteva interessare almeno una certa massa critica di persone.

Oggi per noi è «notizia» anche ciò che succede ai nostri amici e alle persone care. Facebook su questo è probabilmente la news company più potente. E ci conviene superare lo snobismo, perché ciò che accade ai nostri cari e al nostro vicinato per noi è rilevante quanto il sistema fiscale, la politica estera o le dirette sportive. Qui non cambiano i giornali o i giornalisti. Cambiano i lettori.

3. Lo scenario
Ha fatto abbastanza notizia in questi giorni un report interno del New York Times. Ne hanno scritto in tanti, ma se vuoi che ti consigli la lettura più accurata, è probabilmente un post di @armano, che fa una sintesi lucida e critica. Almeno secondo me.
Disruption Happens: The New York Times Innovation Report is Both a Manifesto and Warning For Entrenched Organizations .

4. Competenze tecniche
Si sta facendo sempre più letteratura, in rete, su come scrivere per il contemporaneo. Qui i link sono diversi.

Impara a memoria e fai reverse engineering sul primo pragrafo di questo post di Bobbie Johnson: “The best stories about complex ideas usually have three elements at play”.

Poi se vuoi una riflessione più generale, dedica qualche minuto di lettura ai rapporti tra il modo di raccontare le storie e il design: Storytelling + Design Thinking

5. Modi diversi di essere «local».
Qui c’è un esempio interessante che magari ti suggerisce qualche idea: Curating long form content at the local level with Medium.

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