3 idee sul destino delle idee

idee In 140 caratteri: «Il concetto di possedere l’idea, come lo pensiamo tradizionalmente, è molto legato al XX secolo»
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Nei giorni scorsi, in diversi thread su Facebook, abbiamo ragionato su un certo numero di aspetti un po’ controversi che in qualche modo riguardavano il possesso e il valore delle idee.

Annoto qui qualche appunto mio per tenere ordine (nella mia testa). E magari per discuterne un po’.

5% idea, 95% argomentazione
È chiaramente una parafrasi di un antico motto della Silicon Valley (secondo cui l’innovazione è 5% idea, 95% qualità di realizzazione). Ma funziona bene.

In un mondo in cui siamo passati in fretta dalle idee come risorsa scarsa alle idee come stimolo sovrabbondante, io credo che gran parte del destino di un’idea risieda nel modo in cui si riesce a formularla e a renderla comprensibile (o attraente o convincente) per il numero maggiore di persone.
Io dico sempre che non hai davvero un’idea finché non sai spiegarla bene anche a chi ha -come tutti noi- la propria collezione di resistenze (e qui trovi una lista di quelle possibili).

Per esperienza sappiamo che in rete circolano sempre di più le idee più facili (dai gattini alle boutade massimaliste) e che se vogliamo dare un degno destino alla nostra opinione dobbiamo essere in grado di semplificare la comprensione senza rendere semplicistico il messaggio.
È una tecnica, non magia.

Io per questo parlo sempre di ragionare sulla scrittura che chiamo «inclusiva». Che è un modo di pensare, un approccio al ragionamento, ma anche una questione di scelte lessicali e sintattiche.
Se vuoi farti una buona idea di cosa intendo, c’è un bel post di Douglas E. Rice che si intitola -appunto- 10 Tips for Intellectually Persuasive Writing.

Idee a casa mia o idee vagabonde
Parlando di Medium, poi, è ritornata a galla una antica questione tra blogger. Con Gaspar e alcuni altri si ragionava su questo: ha senso pubblicare i nostri contenuti su una piattaforma esterna o è meglio farlo a casetta nostra, su un blog di cui abbiamo il controllo?

Personalmente ho una visione laica e non credo che le due cose siano incompatibili. Usare Medium -per restare all’esempio di partenza- può avere il vantaggio di utilizzare della tecnologia (dal matchmaking agli algoritmi ecc.) che non possiamo permetterci a casa.

Ma il punto su cui dobbiamo davvero ragionare, oggi, a mio parere è un altro. Il concetto di «possedere l’idea», come lo pensiamo tradizionalmente, è molto legato all’idea del copyright e dell’industria culturale del XX secolo. Il digitale credo ci stia abituando a una logica completamente diversa.

Un po’ la solita questione del passaggio dalla scarsità all’abbondanza, un po’ perché il valore di un’idea è tutto nella sua capacità di circolare (e se gli altri non redistribuiscono, non circola), forse dobbiamo cominciare a pensare in maniera nuova.

La mia posizione è che l’idea oggi è legata al nome di chi la fa circolare e non più al luogo in cui è pubblicata (o al supporto, come usavamo pensare e tutelare con le leggi). Un esempio di questa logica potrebbero essere sistemini come Google Authorship: il succo è tenere i contenuti collegati all’autore e non alle forme in cui circolano.

Occorre iniziare a pensare in modo nuovo, ma secondo me stiamo appena iniziando un percorso di cambiamento di mentalità molto lungo da affrontare. E sicuramente ricco di problemi nuovi e nuove soluzioni.
Io non ho preferenze su questo, e il digitale se ne frega comunque delle nostre prefereze personali. Ma forse scegliere di rimanere all’idea della difesa dell’orticello, o pensare secondo i vecchi schemi, non ci aiuta a raccontarci bene quello che comunque ci sta cambiando intorno.

Idee senza padrone certo
Tanto per darmi contro da solo, ti passo un argomento che complica assai il mio ragionamento. Ma forse serve a farti fare un’opinione più strutturata.

Stamattina leggevo questo post di David Weinberger che a un certo punto dice: a causa delle modalità con cui si trasmettono le idee su Internet, spesso diventano senza padroni. «O, almeno», aggiunge, «senza padroni che possano essere identificati in modo certo per un periodo lungo».

Ovviamente il discorso di David è più complesso e completo, ma puoi leggerlo tutto: From thinkers to memes

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