3 cose su cui i giornalisti dovrebbero riflettere per il 2014

giornalismo La cosa che mi piace di dicembre è che tutti si esercitano nelle predizioni per l’anno dopo. È un po’ un gioco, un po’ un utile esercizio di pensiero critico, che aiuta a osservare le tendenze che gli altri vedono.

Se leggi quello che si scrive oltreoceano cominci già a vedere squarci di orizzonte che spaziano su un arco temporale variabile. Ci sono dei trend importanti da seguire (ma magari ne parliamo in un altro post), però ci sono anche alcuni fatti facilmente osservabili che, probabilmente, continueranno a cambiare il nostro rapporto con le notizie.

1. La «Signora Maria» diventa digitale.
Qualche mese fa lessi un articolo che spiegava come non sia una strategia utile pensare che le persone anziane e meno alfabetizzate siano disponibili a sostenere la carta a tutti i costi. Già quest’anno, lo raccontavo qualche giorno fa, abbiamo visto arrivare in massa (grazie a smartphone e tablet) gli «insospettabili nonni». La facilità dell’interfaccia e la curva di apprendimento nulla li hanno portati su Facebook, Twitter e in qualche caso chissà dove.

E qui va considerato «l’effetto Natale». I device costano sempre meno e saranno sempre più ubiqui, un regalo figo da fare a genitori e persone che normalmente hanno pochi contatti con la tecnologia. Sempre più «lettori di carta» avranno valide alternative per pensare che sia inutile comprare il giornale con notizie che hanno già letto il giorno prima.

2. Algoritmi che rompono le regole
Sempre più persone scoprono cosa è interessante per loro attraverso applicazioni, che spaziano da Facebook e Twitter fino a roba più evoluta come Zite, Flipboard e Prismatic.
Per capire come funziona la distribuzione dei contenuti sarà sempre più necessario sviluppare la capacità di fare reverse engineering degli algoritmi che danno la visibilità a una cosa e non all’altra.
Un ottimo esempio, se vuoi approfondire, è la recente modifica dello schema con cui Facebook rende visibili le condivisioni. L’articolo più utile che ho trovato è questo: Facebook: “We’re doing a better job of identifying value”

Ma anche il modo in cui sta cambiando Twitter, per esempio, è interessante. Sta diventando sempre più visuale (mentre era nato come il regno dei pochi caratteri) e questo modifica molto il risultato delle condivisioni. Qui puoi farti un’idea: 10 surprising new Twitter stats to help you reach more followers.
E anche sulle metriche c’è parecchio da ragionare. Parti da qui: Metrics can’t really be determined by hits. So What IS the Future of Digital Media?

3. Se il «Negozio di Fiori» fa lo scoop.
Lo osserviamo sempre più spesso. È facile da studiare in casi come l’incidente della metropolitana nel Bronx. Mario (nella foto) notava come le prime immagini, condivise su Instagram, fossero piene di richieste di autorizzazione a usarle da parte delle grandi testate internazionali (mentre sui giornali italiani apparivano in genere senza alcuna forma di credit).

Ma è ancora più interessante ragionare su come ha circolato la notizia della morte di Mandela. C’è un pezzo di David Higgerson che ti racconta bene la storia, partendo da una asserzione facilmente condivisibile: «quando un negozio fa lo scoop sulla morte di Mandela è arrivato il momento in cui il giornalismo deve riflettere».
David fa un ragionamento che può stimolare qualche riflessione: When a flower shop breaks the news to you that Nelson Mandela has died, it’s time for journalism to have a think.

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