2 centesimi su Twitter

Twitter-balance In 140 caratteri: «Twitter ha azzerato la gratificazione degli utenti. Forse dovrebbe rivedere le strategie» Tweet this!

Partiamo da una dichiarazione d’amore. La mia generazione (quella della cultura internettiana, non quella anagrafica) credo abbia due grandi amori non sempre ricambiati. Il primo sono i feed RSS, mai veramente decollati all’uso di massa e quasi suicidati con la chiusura di Google Reader.
Poi, Twitter. La declinazione tecnologica degli «amori difficili», quelli di Calvino (Italo, non l’altro).

Amori difficili
Negli ultimi anni Twitter è stato al centro di molte cronache, ma mi pare di potere riassumere così: gli utenti attivi non crescono, non come dovrebbero almeno (è stato superato pesino da diverse app di messaging), viene considerato meno di Instagram, molti clienti della comunicazione non lo usano e non lo guardano, le azioni in borsa sembrano una Prinz, di quelle che da ragazzi se ne vedevi una dicevi «tua!» all’amico perché portava sfiga).

E diversi problemi di management (un CEO che non si trovava, dirigenti e sviluppatori che scappano, ecc.)
Sintesi brutale forse un po’ ingiusta, ma poi alla fine del post unirai i puntina da solo.

Eppure: i punti di forza
Io trovo abbastanza strano che Twitter non cresca, almeno a prima analisi. È -paradossalmente- il social network più spinto dai media tradizionali (in Tv non c’è trasmissione che non lo utilizzi per tentare un’interazione con il pubblico e persino i giornalisti si firmano sempre più con l’handle di Twitter).

Eppure questo sembra non bastare. Quest’anno nel mio corso, ho visto segnali staticamente irrilevanti, ma ricchi di indizi. Raccontavo: «Un po’ di costanti dopo circa 100 esami (forse qualcuno in più) in questa sessione estiva. Immagina 100 nuovi potenziali social media manager o content manager. Classe ’93-’94, molto bravi.E che hanno messo l mani in pasta».

Nessuno di loro ha capito Twitter, o se n’è appassionato. Nonostante i miei sforzi di raccontarlo.
Se non è un problema è un sintomo.

Insieme al fatto -che potrebbe avere anche un certo senso sulla strategia di business della «Compagnia dell’uccellino»- che quasi nessuno dei clienti che comprano comunicazione digitale usa Twitter.

Le incongruenze
C’è una -ormai vecchia- battuta (anche questa cattivella, ma se non lo fosse perderebbe la sua verve): «Nessuno capisce meno Twitter di quanto lo capiscano poco quelli di Twitter».

Anni fa scrivevo citando Fred Wilson: “Le cose più belle di Twitter non le ha inventate Twitter. Gli hashtag sono stati inventati dagli utenti. I Retweet sono stati inventati dagli utenti”. E tutto farebbe pensare a un caso in cui il motore dell’innovazione non sia dentro la piattaforma ma in chi la popola».
(Qui puoi approfondire, se vuoi: La fase dei social network è finita (e altri link per il 2015).

Altra cosa che mi ha molto stupito è stata una affermazione di Salvatore (Country Manager italiano dell’uccellino) in una chiacchierata per La Stampa. Ha detto, più o meno: «noi siamo un’organizzazione ingegneristica».
Ora se personalmente penso al ruolo di Twitter nell’ecosistema dell’informazione (si pensi all’importanza durante terremoti o situazioni di crisi, o -per dirla con gli americani- al posto in cui nascono le breaking news) a me questa cosa di Twitter come «organizzazione ingegneristica» fa venire in mente le reazioni a uno spot in cui la Jaguar dica «noi facciamo carburatori» (non me ne voglia Salvatore).

I problemi da risolvere
Considerando l’esperienza sul campo con i millennial e le scelte recenti di Twitter, io lavorerei su due cose.

È vero che ogni giorno se ne inventano una (l’ultima sono i video di 140 secondi su Vine, scelta sbagliata secondo The Next Web: Vine’s move to 140-second videos is a mistake). Ma è anche vero che molti cominciano a notare l’irrilevanza dei Tweet (qui c’è una valutazione ottimistica: Su Twitter sei link su dieci non sono mai cliccati)

E qui arrivano i miei due centesimi: io credo -ma sicuramente sbaglio- che Twitter stia un po’ pescando a sorte tra le idee, cercando di facebokizzarsi, ma che stia trascurando le uniche due azioni da fare subito.

La prima è abbassare la curva di apprendimento, in modo che gli utenti che si registrano capiscano subito come trarne valore. Qui si tratta di fare scelte un po’ radicali, ma meglio scelte radicali che scivolare lentamente verso l’irrilevanza.

La seconda è che puoi scimmiottare Facebook (e/o puntare sui video quanto vuoi) ma se non costruisci gratificazione -a parte noi vecchi dinosauri- nessuno sarà spinto a condividere. La prima martellata nelle ginocchia che si sono dati quelli di Twitter è stata l’eliminazione del counter sotto i post del blog.
Io capisco le necessità ingegneristiche, ma per tornare alla similitudini di prima la gente vuole una Jaguar non un carburatore.

In più si aggiunge che il traffico portato da Twitter sui contenuti è praticamente calato da buone percentuali alla totale inesistenza.

Persino il più grande dei Twitter fan come me ormai usa la piattaforma solo come sistema di bookmarking. La gratificazione è pari a zero (la gratificazione è il motore di qualsiasi piattaforma social).

E quanto ai video, tutti i dati -soprattutto americani- indicano che al di là degli insight falsati (visualizzazioni contattate sull’autoplay) la comunicazione video è totalmente sopravvaluta (anche sulle news meno del 27% degli americani le vuole in video).

Ora unisci i puntini e fatti una tua idea.
(Foto: Techcrunch)

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