Weblog di Giuseppe Granieri
Cose molto di nicchia. Qualche giorno fa Fabio ha rilanciato un ragionamento antico, sul prezzo degli ebook (qui e poi qui) e la discussione ha proseguito la sua strada sui social. Io non ho un'opinione definitiva (niente che assomigli a una regola generale, almeno), ma sul tema si sono esercitati in molti e l'approccio analitico che preferisco è questo contenuto nel ragionamento di Renai La May.
Però oggi leggevo un pezzo interessante di Kassia Krozser sul valore dei libri, che merita la segnalazione. A me è piaciuto molto il passaggio della percezione del valore nella scala che va dal «lo compro a prescindere» fino al «lo compro solo dopo aver letto cinque o persino sei buone recensioni nel mio network of trust».
Booksquare, A Question of Value
Posted by g.g. | # | Media | 01/09/2010




Ok, è vero, tocca installare Chrome. Però questa volta vale la pena di farlo anche se non sei un geek.
Installalo, poi vai a questa pagina e inserisci l'indirizzo della casa in cui sei cresciuto. Goditi il video degli Arcade Fire e poi continua a leggere questo post.
Che in realtà si chiude con due segnalazioni che ti spiegano il contesto. La prima è un articolo di PC World che racconta di come Google abbia collaborato con gli Arcade Fire per mostrare -attraverso il video- le potenzialità del nuovo web (alla faccia di chi dice che è morto):Google and Arcade Fire Collaborate on the Geekiest Music Video Ever.
La seconda, invece, è un bell'articolo (as usual) del Post che ti spiega tutto per bene: Gli Arcade Fire e il videoclip del futuro.
Posted by g.g. | # | Media | 08/31/2010




Se non potessi giurare sull'assoluta buona fede dell'autrice, direi che il titolo «L'ebook non è un libro. O sì?» potrebbe assomigliare a quei titoloni ineffettivi che vanno tanto di moda oggi («Google ci rende stupidi» «Il Web è morto» «Facebook fa ingrassare»).
Però, appunto, tra le tante domande dell'intervista fatta a me la domanda «L'ebook è un libro vero?» c'era.
Ora, non so cosa abbiano risposto Roncaglia, Bianciardi e Sterling. Io, nel mio piccolo, a quella domanda ho risposto così: «Sì. Il libro, tradizionalmente, è oggetto e testo. Cambia l'oggetto, come è cambiato spesso nella storia del libro. Ed evolve il concetto, che è sempre stato un concetto culturalmente determinato, legato ad un periodo. C'è stato un tempo in cui il libro non poteva essere a disposizione di tutti ed un tempo in cui una biblioteca pubblica o una donna che leggeva erano eresie. Oggi stiamo solo affrontando un'altra evoluzione, che cambia la nostra idea di libro da fine del XX secolo e la aggiorna ad un mondo diverso. McLuhan raccontava, decenni fa, la storia di un aristocratico inglese che, nel pieno della cultura orale delle common laws stava chiuso a casa a scrivere un trattato di storia naturale. E i suoi amici nobili lo prendevano in giro perchè "perdeva tempo con i libri". Il cambiamento che stiamo vivendo nell'editoria è profondo, ma è organico ad un mutamento molto più ampio, che riguarda il modo in cui funziona tutta la nostra cultura».
Stilos Magazine: L'ebook non è un libro. O sì? (non c'è il permalink).
Posted by g.g. | # | Media | 08/30/2010




E' una cosa che mi sto ripetendo sempre più spesso, forse proprio perchè tra saggi e articoli mi confronto quasi quotidianamente con la difficoltà di divulgare delle transizioni complesse. Però, davvero, la narrativa e in particolare la science-fiction (anche quella non canonica) mi sembrano sempre più efficaci per raccontare il mondo di oggi.
Così, se dovessi scegliere tra le tante definizioni per la fantascienza proposte da Davide, forse sceglierei questa: «Molte persone hanno tentato di definire la fantascienza. A me piace chiamarla la letteratura dell'esplorazione e del cambiamento. Mentre altri generi sono ossessionati dalle cosiddette verità eterne, la SF si occupa del fatto che i nostri figli potrebbero avere problemi diversi. Che potrebbero, in effetti, essere diversi da ciò che noi siamo stati».
O questa, che è la più corretta da un punto di vista narratologico: «La fantascienza in generale - attraverso la sua lunga storia in diversi contesti - si può definire come 'un genere letterario le cui condizioni necessarie e sufficienti sono la presenza e l'interazione di straniamento e cognizione, e l'elemento formali della quale è una struttura immaginativa alternativa all'ambiente empirico dell'autore.'».
Ma giudica tu stesso: Cos'è la fantascienza
Posted by g.g. | # | Media | 08/30/2010




Un po' di riepilogo di temi e cose lette e successe. Luca (che presto esordirà in Tv su RaiTre come presentatore) ha lanciato ieri una riflessione sugli spazi del lettore, la biblioteca fisica di cui ci circondiamo a casa. Ne sottolinea l'importanza, per noi e per la nostra cultura. E pensando a come sarà domani, con i libri elettronici, si chiede «La perdiamo a cuor leggero?». Io ho provato ad argomentare una risposta, la mia: i due pezzi, entrambi lunghetti, sono qui: Kindle. E la biblioteca della mente e Biblioteca sociale elettronica.
Poi: la discussione su Goodreads (nata in pieno e deserto agosto) viene rilanciata da Storia Continua, che fa il tifo per aNobii. Su Goodreads il problema principale rimane proprio l'importazione dei libri dal social network di Hong Kong, però man mano che ci arrivano lettori italiani e aggiungono titoli, l'indice si consolida. Secondo me Goodreads è da vivere per scoprire libri e lettori affini, più che per tenere in ordine la propria libreria. In quest'ultimo caso il modello banale e semplice di aNobii funziona meglio. Se passi a Goodreads, sono qui.
Infine, L'Espresso oggi in edicola dedica un box a 40k, con un buon claim: «Un libro, tre euro»
Posted by g.g. | # | Media | 08/27/2010




Se ti interessi un po' di editoria, ricorderai il tema estivo: Wylie "The Jackal" che da agente letterario diventa editore e promette guadagni fuori standard per tutti i suoi autori (vedi qui, se te lo sei perso).
Ebbene, a quanto riporta Mediabistro, «i titoli di Odyssey, la casa editrce di Wylie, saranno rimossi dal mercato ove in concorrenza con i diritti di Random House». In pratica salta l'accordo esclusivo con Amazon che tanto aveva fatto parlare. La notizia è appena stata battuta e non ci sono ancora molti commenti in giro, ma è facile prevedere che le colombe ridacchieranno un po' dopo che i falchi avevano alzato la testa.
Mediabistro, Wylie Conceeds to Random House.
Posted by g.g. | # | Media | 08/24/2010




Qualche tempo fa, Guy LeCharles Gonzalez (su Digital Book World) raccontava come zitti zitti i signori di Goodreads avessero aggiunto un tassello interessante al già ben popolato social network di amanti dei libri. Questo tassello, il lettore di ebook embeddato nell'app per iPhone, si accompagnava alla possibilità di leggere e comprare gli ebook direttamente nel posto in cui al gente li consiglia e li recensisce. Il post, intitolato Goodreads Takes Next Step in Social Reading, lo spiega bene.
Di Goodreads avevamo già parlato (qui), e da allora ci sono approdati tanti italiani. Il reader integrato é un passo avanti notevole se guardiamo ad aNobii, che ci ha messo 18 giorni per aggiungere Radiazione e che chiede come dato obbligatorio il numero di pagine per gli ebook. Però, soprattutto, la cosa che mi pare interessante è la possibilità di accedere all'ebook nel posto in cui magari lo scopri, ed è qualcosa che a occhio assomiglia molto alla logica che alcuni attribuiscono al futuro Google Editions. E forse è anche un modo per rendere meno ripida la curva di apprendimento di coloro che hanno un iPhone o un iPod Touch o un iPad e magari non hanno mai avuto «il coraggio» di avvicinarsi ad un ebook.
Sono congetture, ovviamente, ma provare non ci costava nulla. Così, con i ragazzi di Goodreads (che già ci stavano lavorando), abbiamo deviato anche verso gli editori la possibilità di caricare e vendere gli ebook che prima avevano solo gli autori. E da oggi gli ebook di 40k possono essere aquistati e letti anche lì (tranne il Cyborg, che ci arriverà presto).
Dovremmo essere i primi editori su Goodreads, vediamo come va e che tipo di dinamiche si innescano. Per i lettori italiani ovviamente il riferimento migliore resta Bookrepublic, ma per le altre lingue c'è molto da imparare e da capire, perchè non è facile far conoscere i titoli, conoscere i lettori e comprendere le configurazioni sempre nuove che si manifestano in questo periodo di grande cambiamento. Questi primi mesi sono tutta esperienza, in fondo.
In ogni caso, nei prossimi giorni, insieme alle nuove uscite, dovremmo essere disponibili anche su Amazon. E anche in questo caso, staremo a vedere con molta curiosità.
Posted by g.g. | # | Media | 08/23/2010




«Dodici bestseller dopo», scrive Seth Godin, «ho cominciato a chiedermi a cosa serva avere ancora un editore tradizionale».
L'idea di Godin, New York Times bestseller author (etichetta che oltreoceano significa molto), è semplice: l'editoria tradizionale è lenta, burocratica e -alla fine- meno efficace della rete, ambiente in cui l'autore può raggiungere in maniera molto più rapida ("disintermediata" direbbe qualcuno) un pubblico dieci o cinquanta o cento volte più grande. La dichiarazione di Seth è chiaramente dirompente, ma è accompagnata da una riflessione più generale sul ruolo dell'editore e sulla nuova configurazione che sta assumendo il rapporto tra autore e pubblico. In ogni caso non fidarti di questa mia sintesi.
Qui trovi il suo post (Moving on) e, se sei pigro, qui c'è l'anticipazione che ne aveva dato GalleyCat (New York Times Bestseller Seth Godin to No Longer Publish Books Traditionally).
Posted by g.g. | # | Media | 08/23/2010




Sarà che ci sono arrivato dopo aver abbandonato a pagina 30 Il Manoscritto di Dio (non avevo proprio voglia di appassionarmi a protagonisti così stereotipati). Sarà che il tema del romanzo mi interessa anche da altri punti di vista. Sarà. Resta il fatto che mi è venuta voglia di annotarmi qui qualcosa prima ancora di aver finito il libro.
L'introduzione di Crichton a Preda è un piccolo pezzo di genio: un brano di saggistica su come la tecnologia sta cambiando il nostro mondo e su come noi impariamo a rapportarci al cambiamento ex-post. E questo breve saggio (pur essendo del 2002) genera tanta suspance da permettere al racconto un avvio senza il timore di dover accelerare subito.
Leggendo la storia, da saggista, mi convinco sempre di più che è molto più potente la fiction per raccontarci il mondo di oggi.
Crichton inizia così: «L'idea secondo cui il mondo intorno noi sarebbe in perpetua evoluzione è un luogo comune di cui raramente cogliamo le implicazioni più profonde». E per qualche pagina prepara il terreno mentale del lettore che sta per entrare nel romanzo, costruendo quel knowledge gap di cui parlava Livia.
Con me, devo dire, ha funzionato.
Posted by g.g. | # | Scritture | 08/18/2010




Ne sentiremo parlare per giorni, ma d'altro canto era una situazione pianificata proprio per questo scopo. Il magazine Wired è uscito con la famosa copertina sul «Web che è morto», (largamente preannunciata nelle scorse settimane, come da manuale di strategia di marketing). Immediatamente il titolo è stato rilanciato da tutti, anche con qualche confusione interessante (ad esempio Internazionale titola La morte di Internet, dando voce al senso comune che usa internet e web come sinonimi). E ci sono già le prime discussioni di approfondimento. Ne seguiranno tantissime, in un pattern disegnato per alimentarle.
Quello che abbiamo alla fine, se escludiamo il titolo alla Nicholas Carr, sono due articoli interessanti (non necessariamente nuovi nel contenuto e non necessariamente condivisibili in toto) e un effetto collaterale. La diffusione che sarà data al lancio strillato ("il web è morto") tradisce sicuramente il reale significato degli articoli ("il web è una commodity", potremmo dire, ed è impreciso anche se lo diciamo in tanti da anni). Ma porterà maggiore attenzione ai dibattiti sull'apertura dell'accesso. Metterà a tema la negoziazione continua (e inevitabile) tra recinti commerciali e barriere d'ingresso e tanti altri aspetti chiave dell'internet di massa. Temi che per essere portati a una visibilità più generale, essendo molto complessi, avevano forse bisogno di uno strillo tagliato con l'accetta.
Per quanto mi riguarda, invece, anche da morto il web resta una risorsa preziosissima, come i romanzi (di cui pure qualcuno ogni tanto annuncia il decesso).
Posted by g.g. | # | Media | 08/17/2010




Goodreads è, probabilmente, il posto in cui si prendono più decisioni di acquisto di libri dopo Amazon. Io non l'avevo mai frequentato, soprattutto perchè non ci sono (quasi) italiani e -di conseguenza- ci sono pochi libri nella nostra lingua.
In questi giorni, mettendo su l'account per 40k ho cominciato a giocarci un po', anche con Giovanni, e per scherzo abbiamo fatto anche la pagina autore di Sergio (che però deve ancora reclamarla per editarla).
Lo strumento è potentissimo. Se usi aNobii e passi a Goodreads avrai la sensazione di un salto quantico. Gli autori possono avere la loro pagina (questa è la mia) per monitorare i propri libri e conversare con i lettori (come voleva Max). Ci sono infinite occasioni per scoprire libri, autori che non si conoscono e persone affini: liste, giochi, meccanismi sociali e incroci di opinioni.
Certo, dipende dai gusti, ma la mia personale impressione è che, in un confronto diretto, al claustrofobico aNobii resti solo il vantaggio della localizzazione in italiano.
In ogni caso la vera potenza dello strumento la cogli quando ti rendi conto che, aprendo un gruppo (io ho provato con il 40k Book Club) o partecipando a una conversazione, puoi linkare dentro le discussioni gli autori e metterci le copertine del libro. In questo modo i post vengono automaticamente collegati alla scheda del libro (esempio). Questo significa che quando stai guardando un titolo per decidere se ti interessa, è imemdiatamente collegato a tutte (o quasi) le azioni che lo riguardano.
Vito ha provato a importare i libri da aNobii nel suo profilo di Goodreads e ci è riuscito con uno score di 145 su 312. Ma sta lavorando per capire come migliorare la performance. In ogni caso, se decidi di provarlo, mi trovi qui.
Posted by g.g. | # | Media | 03/08/2010




Ne accennavo ieri, la lunga intervista con Henry Jenkins è online e ha un titolo che non poteva essere più adatto.
I temi trattati sono davvero a tutto campo, da Apple allo spostamento verso il mobile, dalle trasformazioni del giornalismo ai libri, agli ebook e all'editoria. Dall'educazione all'impatto delle tecnologie sul nostro cervello. E' difficile persino scegliere un passaggio da citare come teaser, perchè davvero dietro il discorso di Henry c'è tutto uno scenario e una visione organica. E l'intero ragionamento è molto pacato, ricco di una riflessione profonda e moderata, di quelle che non cercano i titoli dei giornali. Quindi, se hai tempo, dagli un'occhiata.
Henry Jenkins: «Siamo in transizione, stiamo imparando»
Posted by g.g. | # | Media | 03/08/2010




Mentre lavoravo ad una lunga intervista con Henry Jenkins (quasi 18k battute, che usciranno su Apogeonline), sono stato colpito da un passaggio. Si parlava della nostra società che abbandona la carta e Jenkins ad un certo punto costruisce un'affermazione semplice, che siamo tutti in grado di riconoscere nella nostra esperienza, ma che rovescia (giustamente) un nostro errore di prospettiva quando parliamo di libri. «Il rapporto della gente con i libri è cambiato da tempo», dice. «Oggi un americano medio possiede due libri, mentre c'è una sottocultura (cui io appartengo) che ne possiede migliaia».
Anche io possiedo ben più di un migliaio di libri e quindi sono un membro della sottocultura che li legge avidamente. E lo shift concettuale, lo spostamento dei lettori dall'essere la cultura all'essere una sottocultura, è realistico. Ma espresso in forma così chiara è contundente ed è una chiave di lettura su cui riflettere senza pregiudizi e con la giusta calma. Soprattutto ragionando sull'accesso digitale ai libri (ed alla pubblicazione) che potrebbero riavvicinare la cultura e la sottocultura dei lettori. Bisogna pensarci un po'.
Posted by g.g. | # | Media | 02/08/2010




I primi libri di 40k sono in circolo. Per ora su Smashwords, da domattina alle sei su Bookrepublic. Poi arriveranno piano piano negli altri store (da Amazon a Apple, a Barnes & Noble). Sono tre titoli, in diverse lingue: complessivamente otto ebook, che precedono tutti gli altri annunciati e ora in coda per dopo ferragosto. Queste prime uscite sono un test generale per tutto il meccanismo, dai formati alle distribuzioni, dalle traduzioni al confezionamento. Ma tutta questa esperienza che stiamo accumulando, forse, meriterebbe un post a parte. Un'altra volta.
Ora mi diverte più l'idea di parlare dei libri che abbiamo messo in circolo, aprendo in qualche modo una conversazione. Rileggevo ieri l'introduzione di Jeffrey Deaver all'antologia The Best American Mistery Stories 2009 (pubblicata in Italia con il titolo di Notti senza sonno): c'è un passaggio in cui dice che, malgrado il suo reddito dipenda totalmente da storie lunghissime, ha una passione per i racconti. «Quando si legge un bel racconto», scrive, «l'intensità del'esperienza emotiva può superare la gratificazione derivante dal coinvolgimento più tranquillo offerto da un romanzo». Senza voler tentare minimamente paragoni con Deaver, potrebbe essere questo il fil rouge delle storie pubblicate da 40k.
Radiazione di Jacob Appel, è una brillante novelette sulle psicosi americane post 11 settembre. La storia è raccontata in modo molto sofisticato e con un retrogusto lucido di bella ironia. L'autore, poco noto in Italia, ha vinto un sacco di premi per le sue storie ed è molto spesso inserito nelle varie antologie dei Best of che piacciono tanto oltreoceano.
Tranne la musica, di Kristine Kathryn Rusch, è un racconto di suspance molto ben congegnato, con un pizzico di fantastico che non si nota come tale. Kristine è un'autrice con una lunghissima serie di premi vinti e, tra l'altro è stata inclusa da Deaver nell'antologia di cui sopra.
Il saggio di Thierry Crouzet ha un titolo un po' fuorviante: La strategia del Cyborg. In realtà è una provocatoria riflessione sul ruolo dell'autore e su come cambia il concetto stesso di autorship una volta che ci connettiamo in rete. E' un (iper)testo pensato per l'edizione digitale, costruito attraverso molti riferimenti. E l'edizione italiana è impreziosita da una breve introduzione di Giovanni.
Ora, per noi, arriva la parte buffa. Abbiamo lavorato per mesi e tocca passare la parola a chi legge. E' inutile dire che credo di parlare a nome di tutta la squadra (e anche a nome dei traduttori) e che siamo curiosissimi di vedere cosa ne pensate voi.
Posted by g.g. | # | Media | 07/30/2010




Uno degli effetti generati dalla scossa di Wylie (puntate precedenti: 1, 2, 3) è che in Italia si sta accendendo una discussione un po' più matura sull'ebook e in generale sulla transizione al digitale. Solo a maggio, al Salone del Libro, si ascoltavano pareri che proiettavano la transizione in un punto imprecisato della retta del tempo, generalmente successivo a «fra molti anni». Erano opinioni probabilmente di facciata, funzionali alle prime trattative sui contratti, certo, ma oggi si arricchisce il dibattito pubblico.
Loredana ha intervistato Roberto Santachiara su Repubblica (La guerra dell'e-book Santachiara: "Nessun accordo con gli editori") e ha poi raccolto le risposte degli editori (Gli editori rispondono). Su Affari italiani invece c'è il parere di Grandi & Associati: Anche in Italia è sfida tra agenti ed editori. Ma non per la Grandi e Associati. Questi articoli sono ovviamente stati accompagnati da diversi commenti in giro per i social network, che hanno dato un po' il polso della situazione.
Ne emerge un quadro interessante, in cui l'unica valida impressione generale è che non è stata ancora fatta sintesi sulla trasformazione cui stiamo assistendo. Ma d'altro canto nessuno ha oggi in mano altro che congetture. Siamo ancora all'inizio della fase nuova.
Posted by g.g. | # | Media | 07/28/2010




Dello scenario del giornalismo «ai tempi di Wikileaks» abbiamo parlato ieri a Radio3 Rai. Oggi mi appunto due letture interessanti, per ragioni diverse.
La prima è in inglese. Samuel Axon secondo me coglie un punto importante: Why WikiLeaks Is The Pirate Bay of Political Intelligence.
La seconda è in italiano. Marco mette il dito direttamente in una delle «ferite sempre aperte» dell'informazione all'italiana: Quello che si sapeva già.
Posted by g.g. | # | Media | 07/28/2010




Qualcuno vicino a Wylie racconta che «è fuori città, in vacanza fino alla fine del mese». The Jackal ha innescato la sua bomba e si è allontanato, probabilmente sogghignando. E prima di partire, ha dato una risposta ai grandi editori che, a detta del Guardian, «è l'equivalente letterario di Pearl Harbor».
Intanto, con ottimo tempismo e senza troppa fretta, è arrivata la detonazione più attesa, quella destinata ad accreditare un modo diverso di pensare le cose. L'Authors Guild -un'organizzazione che se la batte facilmente con Wylie quanto a fama da predatori- rilascia un comunicato in cui fa due calcoli e dice che con Wylie gli autori guadagnano il 300% in più. Gli editori sono avvisati.
E, lo commentavo ieri in un twit, la cosa è interessante perchè entra nell'hype, apre una possibilità e alza le aspettative di tutti coloro che sono nella filiera: agenti e autori in particolare. Queste notizie non sono importanti per il loro contenuto, quanto perchè spostano l'asticella del possibile e cambiano il "cultural framework" in cui le cose si chiedono e si fanno accadere.
Ora sarà interessante vedere che tipo di reazioni ci saranno.
Posted by g.g. | # | Media | 07/27/2010




Non si attenua affatto lo sciame sismico procurato al mondo editoriale dall'exploit di Wylie "The Jackal" (Agent Provocateur titolava su di lui il Guardian già nel 2003).
Ci sono molti commenti interessanti da non perdere. In italiano, Marco fa un'analisi lucidissima che coglie il vero punto: la ricchezza del catalogo, che spesso -tra l'altro- su carta rischia di non essere ripubblicato ma che in digitale ha un grande valore reale e potenziale. «Wylie ha capito che il tempo degli anticipi faraonici sta volgendo al termine», scrive Marco, «e sta riposizionando il suo business verso i giacimenti delle backlist; oppure, cerca di colpire gli editori laddove questi fanno i soldi (le backlist, appunto) per continuare a garantirseli». In inglese, non va perso lo scenario disegnato da Shatzkin (It isn't wise to draw lines in the sand that ultimately can't be defended) e vanno messe in inventario le osservazioni di Richard Curtis sulla (presunta) debolezza dei grandi: Will Random House Chicken Out Again?
Il digitale ha sfumato le barriere storiche: il Grande Editore ha perso i suoi asset tradizionali (la capacità di distribuire rapidamente e in maniera capillare il libro fisico) e tutti gli altri (agenti, autori, retailer) stanno avviando le manovre per partecipare al banchetto e sottrarre ai vecchi dominatori una parte del loro pasto. Jane Friedman, «la superstar dell'editoria» di cui parla Curtis, nel condividere il post di Shatzkin su Google Reader, non a caso commentava di non perdere il passaggio in cui si avvisano gli editori (i grandi) di stare attenti a non farsi nemici tutti.
E la situazione si evolve di ora in ora.
Posted by g.g. | # | Media | 07/26/2010




Io avevo riportato la notizia ieri mattina, su La Stampa. Era stata data di notte negli USA e quindi c'era l'innesco e la bomba, ma non c'era ancora stata l'esplosione.
Poi gli americani si sono svegliati e su tutti i siti che si occupano di editoria sono volate schegge, fiamme e pezzi di certezze. Per dirla con le parole di Booksquare, che riassume un po' la situazione, «se sei un publishing geek, ieri è stata una giornata eccitante».
Quello che è successo, in breve, è che Andrew Wylie, importante agente letterario della scena d'oltreoceano, ha deciso di disintermediare una volta per tutte l'editoria e di diventare direttamente lui editore, in collaborazione con Amazon che venderà in esclusiva i libri. Per ora sono una ventina di titoli, con in catalogo autori come Borges, Martin Amis, Updike, Roth, Saul Bellow, Mailer e altri.
Nella mattinata americana e fino a sera, sono fioccate reazioni di ogni tipo (per lo più non gratificanti per Wylie). Si va dalle prese di posizione nette degli esperti del settore a una risposta autografa del CEO di MacMillan, una specie di «con noi hai chiuso» da parte di molti editori e un avviso legale da Random House.
E se ne parla anche oggi un po' dappertutto, persino sul blog di Jeff Jarvis e sull'Huffington post, con un pezzo intitolato: Digital Shockwave: How Millions of Dollars and the Survival of the Publishing Industry are at Stake.
E' facile che oggi continuino le analisi, più meditate e articolate. Staremo a vedere.
Posted by g.g. | # | Media | 07/23/2010




La sensazione la raccontavamo qualche giorno fa: siamo arrivati al punto in cui il cambiamento, la normalizzazione del libro in digitale, accelera.
La notizia di oggi, la leggerai praticamente ovunque perchè tutti i principali siti la stanno riportando, è che negli ultimi tre mesi Amazon per ogni titolo ha venduto più ebook che hardcover. Il rapporto è 134 ebook per ogni 100 hardcover. «Abbiamo raggiunto il tipping point» spiega Bezos, «con il nuovo prezzo del Kindle». Certo, con i dati di Amazon bisogna sempre andarci cauti, ma puoi approfondire su Mashable (Amazon: Kindle Books Now Outselling Hardcovers), su Publishing Perspectives (Kindle Books Outsell Hardcover Books on Amazon.com) e su Cnet (Amazon: Kindle titles outpacing hardcovers).
Intanto, per sommare altri segnali, due link al volo. In un post di Mike Shatzkin, che torna sulla sopravvivenza delle librerie, si legge che «mantenere la stampa per alcuni lettori è solo la metà dell'equazione per tenerle in vita» (Publishing conversation at the ballpark).
E, in un post intitolato Ode to the book cover, l'agente letterario Rachelle Gardner sostiene che «gli ebook sono ormai il principale metodo di distribuzione dei libri».
A giudicare da quanto si legge e dal modo in cui si cominciano a raccontare le cose, non c'è dubbio che ormai negli USA l'accettazione culturale degli ebook sia a buon punto. Resta da vedere quanto sarà rapida in Europa.
Posted by g.g. | # | Media | 07/20/2010




Una mattina di fine aprile a Milano, durante una colazione all'aperto, ragionavamo con Marco Ghezzi e Marco Ferrario su cose di cui, in fondo, discutevamo da mesi sui blog e ai convegni. I temi erano quelli di questi tempi: come sta cambiando l'editoria, gli ebook e i formati nuovi che si possono immaginare.
In particolare ci piaceva l'idea di poter pubblicare libri in diverse lingue e di lavorare su racconti, novelette e brevi saggi focalizzati.
Abbiamo discusso a lungo su come caratterizzare i testi (non sapevamo ancora che avrebbero avuto le bellissime copertine di Roberto Grassilli). Ma concordavamo già allora su una cosa: dovevano essere lunghi sulle quarantamila battute, ci dicevamo, usando questa "distanza narrativa" come esempio. «Chiamiamola 40k», ha detto Marco Ghezzi.
Così abbamo cominciato a lavorarci. E il risultato è 40k Books. C'è ancora molto lavoro da fare sul sito (l'accesso a libri in diverse lingue e per diversi mercati non è affatto facile da strutturare in maniera convincente), ma ci siamo resi conto che senza i feedback e senza ascoltare i lettori non era possibile trovare una buona soluzione. In fondo non c'è nessuna fretta di individuare subito la soluzione ottimale, per ora. Imparare, sbagliare, migliorare. A poco a poco ci proveremo.
I protagonisti veri, alla fine, sono i libri. E dalla fine della prossima settimana, giorno più giorno meno, i primi titoli saranno in vendita (su Bookrepublic, che è il progetto fratello, e ovviamente altrove). Tutte le novita in formato di chiacchiera, per i prossimi giorni e per le prime uscite, le trovate su Twitter e su Facebook. Per il resto c'è il sito e, magari, un po' di buona fortuna.
Posted by g.g. | # | Media | 07/17/2010




Ne avevo accennato ieri nel Libro dei Pirati, linkando un pezzo di Público intitolato "Los libros electrónicos de Libranda no se pueden leer.
Libranda, la piattaforma di distribuzione di ebook spagnola, dimostra che quando i grandi editori si muovono in un territorio nuovo con le vecchie bussole il risultato non è necessariamente positivo. Tra le reazioni al debutto si leggono cose forti, esagerate probabilmente da una carenza di simpatia che in rete si percepiva dall'inizio del progetto. «Senza volerlo», scrive Soybits, «Libranda è diventata l'hashtag dello sproposito, della mancanza di comprensione del mecato e del divorzio dai lettori». Il Blog di Ediciona fa un'analisi degli errori, Público rincara la dose e sfogliando Google news -nei titoli- si leggono parole abbastanza forti.
E' difficile, in realtà, dare una valutazione. Tutti hanno bisogno di fare esperienza e soprattutto di fare errori, per imparare a non fidarsi troppo delle abitudini specialistiche del mondo analogico. In questa prospettiva la storia dei primi giorni di Libranda -su cui non riesco a farmi un'opinione precisa- è un buon caso di studio, soprattuto se si ha voglia di ascoltare i feedback dei lettori.
Posted by g.g. | # | Media | 07/17/2010







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