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Appunti per la chiacchierata di domani a Pesaro.
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Tra Pesaro e Urbino, per me, c'è un po' aria di casa. Per la collezione di idee primavera-estate di Conversazioni del Basso (c'è anche quella autunno-inverno, ad ottobre), stasera a Pesaro cena, e domani questo programma. C'è un bel po' di gente, a quanto pare, ma non manca lo spazio per chi decida all'ultimo minuto.
Io sto partendo. Se ci sei, ci vediamo lì :)
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Riflessioni (sparse e in corso d'opera) sul continuo cambiamento di posizione e di equilibri del modo di stare in Rete.
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Un po' di segnalazioni che incrociano letture, interessi e cose che stiamo facendo. Grazie a Kublai e all'idea di conoscere noi (e far conoscere tra loro) intelligenze creative, mi sto interessando ad una parte di Second Life, quella artistica e creativa, che prima frequentavo per incontri casuali. La creatività, come sostiene Vint Falken, trova decisamente un grande approdo nel mondo metaforico proprio grazie alla possibilità (ed alla soddisfazione) di poter realizzare manufatti ma anche musica e oggetti espressivi. Che poi escono, ovviamente, fuori dai pixel di SL.
Ma spesso la "domanda di creatività" di SL nasce proprio a partire dall'avatar, che si interseca con discorsi sull'identità ma anche sulla capacità di immaginarsi e raccontarsi. Ieri durante l'intervista pubblica che abbiamo fatto a unAcademy con Tom Boellstorff una delle cose più interessanti che è è venuta fuori è l'osservazione che "these avatars are full meaning". Grazie a Valentina, Mario Gerosa e Mario Pireddu a breve pubblicheremo il video con l'intervista.
Interessante, ma ormai abbastanza condiviso (tranne che sulla learning curve) lo scenario che racconta Philip Rosendale (CEO di Linden Lab), soprattutto per i continui segnali che vanno in direzione di una Second Life che esista anche "fuori" dalla griglia proprietaria di un'azienda privata.
Infine, per la gioia di Giovanni e dei tifosi delle fan culture, l'avatar di Henry Jenkins assomiglia al Professor Dumbledore di Harry Potter :)
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Sui contenuti non so dirvi granchè: ho seguito solo l' autobiografia di una donna e il suo avatar e i giovani ambasciatori di Kublai. Ma fuori dalla sala del barcamp, a Matera, c'era tutto un mondo.
Per uno che vede un barcamp l'anno, è un aggiornamento delle tendenze nerd. Nel 2008 se non hai una macchina fotografica con un obiettivo in cui possano abitare almeno due famiglie, non sei nessuno. Se Palmasco non ti fa il ritratto non sarai consegnato ai posteri. A livello espressivo, lo stile fotografico Alzheimer lanciato da Sofi nell'edizione dell'anno scorso, fa sempre più proseliti. L' espressino materano è un must per il blogger che non deve chiedere mai. ;)
Per il resto, io mi sono registrato come numero 150 e non sono stato l'ultimo ad arrivare. E' stato bello, divertente, denso, emozionante. E per alcuni di noi la festa è finita solo ieri dopo pranzo, a Potenza. Bravi davvero gli organizzatori e aspettiamo l'anno prossimo. Le foto, man mano che i vari partecipanti tornano a Milano, Torino, Venezia ecc, le trovate qui. :)
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A volte, per gli aspiranti giornalisti o per i giornalisti giovani, la tecnologia non è solo un contenuto. E' anche un'occasione: Apogeonline (una delle storiche testate italiane che si occupano di digitale) ed unAcademy, insieme, diventano un laboratorio pratico. Se hai voglia di cimentarti con il pubblico e con il mestiere, corri qui. :)
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Periodo molto faticoso, qui. Il blog ne risente, ma appunto un paio di segnalazioni. Sull'Espresso di questa settimana, a corredo di un mio pezzo su Second Life, una breve ma intensa intervista a Peter Sloterdijk. Sempre in tema, sull'ultimo numero di 2L Magazine anche Rheingold si esprime sul concetto che io chiamo "umanità accresciuta".
Quanto alle presenze fisiche, non sarò presente all'incontro con Al Gore (come peraltro avevo dichiarato agli organizzatori sin dal primo invito), perchè sarò a Pesaro e poi a Urbino per Conversazioni dal basso. Oggi invece sono in partenza per Bellinzona e forse, se ce la faccio, sarò a Matera al Barcamp, sabato. :)
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Domani sera a Monza, per un ciclo di incontri sul ritratto, faremo una chiacchierata su come ci guardiamo e ci rappresentiamo tra YouTube, Flickr, avatar, blog e messenger vari. Ritratti ed autoritratti che si compongono soprattutto di conoscenze (quelle tecniche per costruirci digitalmente nel modo migliore e quelle che usiamo come simboli e contenuti della nostra "presenza" nei network, per supplire all'assenza di amenità biologiche). E dietro, forse, c'è un concetto in progress di identità e un intero modo in cui una società si ritrae e si comunica. :)
Se vuoi contribuire con qualche idea o punto di vista, ci vediamo lì :)
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Tec*no*lo*gìa (n): qualcosa di nuovo che non funziona molto bene o che funziona in modo misterioso o sconosciuto.
[Donald Norman, Il design del futuro]
Ci sono due tipi di saggi, di solito. Quelli che ripetono per cento o duecento pagine sempre gli stessi due o tre concetti e quelli che affrontano un tema dal punto di vista di una visione del mondo. I saggi di Norman, e chi ha letto La Caffettiera del Masochista o Emotional Design lo sa, appartengono al secondo tipo: ti aprono una visione e spostano continuamente, in maniera felice, l'asse di osservazione sul ragionamento.
In questo suo ultimo lavoro Norman indaga i rapporti tra umani e tecnologia, alla ricerca di un design che renda questa comunicazione possibile. Merita. :)
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